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Cesare Battisti, l'elogio di Franti e il giornalismo lombrosiano

Maurizio Crippa

L'ex leader dei Pac non è simpatico proprio a nessuno, ma bastava leggere Umberto Eco (1963) per sapere che si può dire di più, con più decenza, di un Cattivo

"Sul suo volto si dipinge quel ghigno infame che conosciamo bene. Troppo bene. Il sorriso storto di uno che continua a professarsi innocente, senza rispetto per le vittime”. Il Fatto, che di Cesare Lombroso ha fatto un canone estetico e un format giornalistico, ha dato ovviamente il meglio di sé. Il Corriere, più ingessato, vede “il ghigno sotto il pizzetto”. Il Giornale, col suo arditismo manesco, titola: “Ride, ma ora sa che è finita”, facendosi predittivo sul destino del “solito ghigno strafottente”. Il Messaggero, deferente al Palazzo, va direttamente alla fonte e virgoletta Salvini: “Ho visto un ghigno di Battisti, marcirà in galera”. Repubblica, ché sta all’opposizione, la gira sui “ghigni di stato che umiliano la giustizia” ma al magnetismo del ghigno non resiste nemmeno lei. Va da sé che Cesare Battisti non è simpatico proprio a nessuno. Anche meno di Carla Bruni, per dire, la chanteuse presidenziale che ne propiziò la fuga in Brasile, lo sapesse o no il marito che, quanto a risate a culo di gallina, era un asso anche lui. Ma bastava aver letto, per tempo, l’“Elogio di Franti” di Umberto Eco (1963) per sapere che si può dire di più, con più decenza, di un Cattivo. Di uno con la “faccia tosta e trista, uno che si chiama Franti”. Uno che “dicono che non verrà più perché lo metteranno all’ergastolo”. Ma Franti, inchiodato per sempre alla sentenza deamicisiana, “E quell’infame sorrise”, a quel punto della storia era soltanto uno straccio ridotto al niente che, scriveva Eco con miglior fantasia, “cerca un contegno nel sorriso, per non soccombere nello strame”. Molto meglio del giornalismo lombrosiano.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"