La nostalgia per le manette di Goffredo Saint-Just Buccini

Maurizio Crippa
"Nostalgia, per forza. Ma mica per i giovani cronisti che fummo”. Diamogliela buona, al vecchio Goffredo Buccini. Ma solo questa. Il resto, se non è colpa, è vizio. Sdilinquendo di ricordi di fronte alla serie tv “1992”, lui che per il Corriere fu tra “i giovani cronisti” che facevano il cattivo e i

Nostalgia, per forza. Ma mica per i giovani cronisti che fummo”. Diamogliela buona, al vecchio Goffredo Buccini. Ma solo questa. Il resto, se non è colpa, è vizio. Sdilinquendo di ricordi di fronte alla serie tv “1992”, lui che per il Corriere fu tra “i giovani cronisti” che facevano il cattivo e il cattivissimo tempo dalla stanza 254, la stanza di Tonino, nemmeno immalinconisce per “l’immacolata immagine di Di Pietro che veleni, errori e orrori hanno sfigurato assieme alle nostre speranze”. (Veleni. Forse intendeva vestiti?). No, Buccini ha “nostalgia per le mazzette, ancora ingenuo corpo del reato”, ché oggi è peggio, “si incassa un tesoretto a propria insaputa, o la tangente umana”. Del reato narrativo, di solito, non si trova che la vuota pantomima: ma lui, giovane testardo, questo non lo sa.

 

Non trova posto per un ricordo sbagliato nemmeno per “l’infame nomignolo di noi giovani cronisti” affibbiato a Craxi. Solo “nostalgia piena di rabbia”. Il vizio non è essere stati giovani cronisti, che neppure davanti ai suicidi si fermarono “troppo a pensarci su. E la gente continuò ad applaudire di riflesso”. (Questa sì era vita, eh?). Il vizio è non rendersi conto, venti e passa anni dopo, della truffa mediatica che fu, del linciaggio infame che fu e che persino il suo direttore di allora, Paolo Mieli, anni dopo ammise. Le rivoluzioni le fanno i giovani, perché sono più stronzi. Saint-Just aveva 25 anni nel (Settecento)92. Ma non trovare un pertugio che porti fuori dalla stanza 254, dai suoi miasmi di forca e contadino, nel (duemila)15?      

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  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"