Luciano Spalletti (foto LaPresse)

Spalletti non sarà Mou, ma si fa capire bene da giocatori e cinesi

Maurizio Crippa

L'allenatore dell'Inter contro l'Atalanta ha dato una lezione di tattica geopolitica. Ha tenuto fuori Nagatomo, così Abe impara a fare l’anticinese, e ha ripescato Santon alla faccia degli acquisti estivi di Suning

La pelata apotropaica del ministro della Difesa brilla come un faro nel gelo notturno di San Siro. Apodittico come Sun Tzu, parla oramai per aforismi: #senzatregua l’ultima parola d’ordine lanciata sui social. Il popolo bauscia ormai l’ha capito: non vinceremo un tubo, ma è dai tempi del Filosofo che da queste parti non c’era un comunicatore. Ora c’è. Non sarà mai il Filosofo Divino, ma almeno non è Mazzarri l’uomo dell’ombrello e nemmeno quella roba lì che c’hanno gli altri, l’Allegri e il Sarri. Affondare l’incrociatore corsaro di Gasp! non era semplice, quel demonio di bianco zazzeruto gioca di pressione individuale, soffoca e accorcia. Il ministro della Difesa ha scelto di prenderli in velocità, pedalare verticali (qualsiasi cosa significhi) più veloci della palla. E zac, li ha infilzati.

 

Siccome il ministro della Difesa deve difendersi da un sacco di cose, compresi i suoi mandarini del lontano Catai, che tengono serrato il cordone della borsa decisamente meglio di quanto tengano serrata la difesa quelli della Gobba, ha dato una lezione di tattica geopolitica. Ha tenuto fuori il Piccolo Samurai, così Shinzo Abe impara a fare l’anticinese. E ha ripescato il Bambino dal sottoscala dell’asilo in cui si era rintanato da infinito tempo. Dentro Santon, e spariti sotto la panca Cancelo e Dalbert, i due costosi acquisti dell’estate. E questo è un segnale spedito ai mandarini di Nanchino: la squadra la faccio io, e se a Natale volete regalarmi Ramires e Alex Teixeira, due brasiliani taroccati e sciroccati, io faccio giocare Gagliardini tutta la vita. Suning si preoccupi piuttosto di costruire la nuova Cittadella nerazzurra a Piazza d’Armi, sulle rovine dell’ex Caserma Santa Barbara: è questo che vuole, un vero ministro della Difesa.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"