Perché “Sacro cuore” sbanca al botteghino
Le suore mistiche interessano più dell'horror e delle storie d'amore torbide
Il documentario francese militante e romanzato su santa Margherita Maria Alacoque, nel giorno di uscita nelle sale italiane, si è messo alle spalle anche “Hamnet” di Chloé Zhao, “Cime tempestose” di Emerald Fennell e il settimo episodio della saga “Scream”
Spiace per Christian De Sica, Antonio Albanese e Gabriele Muccino, ma la vera sensazione del box office di marzo è stato “Sacro Cuore – Il Suo Regno non avrà mai fine”. Il documentario francese militante e romanzato su santa Margherita Maria Alacoque, nel giorno di uscita nelle sale italiane, si è messo alle spalle anche “Hamnet” di Chloé Zhao, “Cime tempestose” di Emerald Fennell e il settimo episodio della saga “Scream”. Tanto successo non comprova soltanto che al pubblico il trecentocinquantesimo anniversario delle visioni di una suora mistica interessa più degli horror ritriti, delle torbide storie d’amore e delle ricostruzioni storiche più o meno affidabili; credo sia la testimonianza di una più profonda esigenza della nostra epoca.
Il culto del Sacro Cuore di Gesù si è infatti affermato in Europa nella seconda metà del Seicento, periodo per certi versi simile al nostro. Gli europei vivevano un’epoca di incertezza geopolitica, dopo essere usciti dalla sfibrante Guerra dei trent’anni; di instabilità climatica, nel pieno della piccola glaciazione che percorse il continente causando notevole scarsità di derrate; di inquietudine tecnologica, trovandosi al culmine della rivoluzione scientifica, che prometteva l’opportunità di una infinita potenza derivante da una conoscenza altrettanto vasta; e, non ultimo, di ridefinizione dell’identità individuale. Era infatti il periodo in cui il pubblico stava digerendo Cartesio, con il principio che noi siamo la nostra parte pensante e che essa – insieme all’esistenza di Dio – è l’unica certezza su cui possiamo far leva rispetto alla percezione della realtà esterna.
In questo contesto Gesù appare alla religiosa borgognona, si mostra in trono coronato di spine, si apre il petto irraggiando fiamme abbaglianti, le intima di comunicarsi per nove primi venerdì del mese di seguito e di trascorrere un’ora notturna prostrata con la fronte sul pavimento. Tale apparizione costituisce anzitutto un approdo rassicurante in un’epoca disorientante quanto la nostra, tant’è vero che, fra le frasi che Gesù dice alla mistica, c’è la promessa di restare con lei per sempre. E’ però anche l’esaltato delinearsi di un programma politico che ridefinisce il rapporto fra individuo e comunità.
In uno dei saggi contenuti nel suo classico studio “Settecento religioso. Politica della ragione e religione del cuore” (Marsilio), il compianto Mario Rosa sottolineava la stretta connessione fra l’immagine del Sacro Cuore – immagine macabra, grondante sangue, eppure nobile e sfolgorante – e la figura di Cristo Re. Per certi versi, l’una è il corrispettivo dell’altra: il cuore rappresenta l’amore di Gesù che si estende universalmente su tutti i fedeli il cui animo è disposto verso di lui; il trono, la regalità, rappresenta parimenti l’appartenenza condivisa fra tutti costoro, il punto focale verso cui la fede deve tendere.
In un’epoca di confusione e paura, il culto del Sacro Cuore si è affermato con due verità perfettamente adatte al tempo. Diceva all’Europa cristiana che non importavano i patemi sull’identità individuale, non importavano le prospettive imperscrutabili della tecnologia, né l’ostilità della natura o il marasma sullo scacchiere internazionale; contava invece la parte più intima e segreta di ciascuno, il cuore, repositorio di tutti i dolori ma anche di tutte le gioie, ossia delle gocce di sangue e delle fiamme. Se il cuore di ogni cristiano era la vera espressione del sé, l’unica società capace di accomunarli era l’accolita in cui ciascuno di essi poteva specchiarsi, quella raccolta attorno al cuore più sanguinante e più fiammeggiante di tutti, il Sacro Cuore di Gesù. La vera comunità non era più la monarchia terrena e territoriale di cui il singolo cristiano europeo era suddito, bensì quella ultraterrena e universale sul cui trono era seduto il Cristo apparso a santa Maria Margherita Alacoque. Ed è così sorprendente che il film che ne parla sbanchi il botteghino, nell’epoca in cui siamo sempre più soli e sgomenti di fronte al futuro?
Antonio Gurrado