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Verso gli Oscar
Timothée Chalamet e la vecchia arte di imbruttirsi per vincere i premi
L'attore ha compiuto da poco 30 anni e domina “Marty Supreme” fin dal titolo del film diretto da Josh Safdie. E per vincere l'ambita statuetta ha adottato la tattica delle attrici di una volta, fra un irsuto mono-sopracciglio, acne e altre cicatrici
Gli Oscar saranno una festa per gli occhi, prevede Seth Jones in un articolo nella sezione Gold Rush che il New York Magazine ospita ogni anno quando la stagione dei premi si avvicina. Parla dei maschi, non delle ragazze. Per stavolta ci risparmiamo il discorso su quante lacrime la madre affranta Jessie Buckley faccia versare in “Hamnet” di Chloé Zhao – e sinceramente pensavamo che la categoria “mi sono divertito ho pianto tanto” fosse superata dopo certi film strappacuore degli anni 40 e 50.
Mr. Jones parla dei maschi candidati ai premi di recitazione. Timothée Chalamet che domina “Marty Supreme” fin dal titolo del film diretto da Josh Safdie, e Jacob Elordi che nel “Frankenstein” di Guillermo del Toro è la creatura senza nome – anche la più fascinosa, a memoria di ragazza. Il primo ha compiuto da poco 30 anni. Mentre Leonardo DiCaprio – a lui paragonabile per leggiadria e bravura – vinse il suo primo Oscar da attore protagonista quando ne aveva ormai 40, per “Revenant” di Alejandro Gonzalez Inarritu.
Leo era già stato il migliore dei Romei possibili nel “Romeo+Giulietta” di Baz Luhrmann. Ma per convincere i giurati dell’Academy ha dovuto farsi sbranare da un orso, poi infilarsi tipo sacco a pelo, per non morire congelato nella neve, dentro la carcassa di un cavallo da poco ammazzato e ancora caldo. Allora c’era una regola non detta: l’attore maschio deve maturare, vince alla soglia dei 35 – meglio se si chiama Marlon Brando, allora sì che i giurati capiscono quanto sei bravo. Il perfido articolista Seth Jones sostiene che i giurati di mezza età abbiano una certa istintiva diffidenza per i giovani belli e pure bravi.
Così quest’anno nella categoria attori protagonisti il veterano Leonardo DiCaprio avrà come rivale Timothée Chalamet, che ha adottato la tattica delle attrici di una volta. Se molto belle, a caccia dell’Oscar si imbruttivano. Per esempio Charlize Theron: ingrassata malvestita e spettinata nei panni della serial killer Aileen Wuornos in “Monster” di Patty Jenkins. Il regista Josh Safdie – il fratello barbuto ora separato da Benny che non ha la barba e ha diretto invece “The Smashing Machine” con “the Rock” – racconta che il leggiadro Chalamet aveva in faccia vari trucchi “prostetici”, come oggi si usa dire.
Segue elenco, per chi dubita. Servono per il tremendo e irsuto mono-sopracciglio, per i segni dell’acne, per altre cicatrici. Quanto agli occhiali, da tenere sempre, compensavano le lenti a contatto che l’attore era obbligato a portare sul set. Come abbia fatto così conciato a colpire le palline, anche dopo sei anni di indefesso esercizio – alternava la racchetta alla chitarra e all’armonica di Bob Dylan, evidentemente – resta un mistero.
Nella categoria “attore non protagonista”, l’età per farsi prendere sul serio scende un pochino. L’australiano Jacob Elordi a 30 anni non ancora compiuti già si è appropriato con successo di due personaggi letterari di prima classe. La creatura di Frankenstein e il tenebroso Heathcliff di ““Cime tempestose”” (doppie virgolette, la regista Emerald Fennell vuole essere fedele soltanto ai suoi 14 anni). Niente male per un giovanotto uscito da “The Kissing Booth”, tentativo Netflix di lanciarsi nel rosa adolescenziale (correva l’anno 2018, non era come adesso che tutto il mondo è romance).
Colpo di scena, ai Bafta non ha vinto né Leonardo DiCaprio né Timothée Chalamet. Sconfitti da Robert Aramayo in “I Swear”: un giovanotto con la sindrome di Tourette, che spara parolacce e insulti. Senza offesa.