nuovo cinema mancuso
Pillion
La recensione del film di Harry Lighton, con Alexander Skarsgård, Harry Melling, Douglas Hodge, Lesley Sharp
Galeotte sono le freccette. Nel pub inglese Colin – l’attore Harry Melling che nell’ormai lontano ciclo di film di Harry Potter era il cugino grasso e bullo Dudley Dursley – canta le canzoni di Natale. In quartetto vocale, con la giacca a righe colorate e i capelli lunghi sotto la paglietta. Attira l’attenzione del motociclista Ray, in tuta di pelle che sembra non togliersi mai. Apre la cerniera quanto basta per un po’ di sesso, in piedi e in strada, con il subito sottomesso Colin, che prova anche a leccargli gli stivali ma si capisce che non è pratico. Passa la giornata dando multe, vive con i genitori; la mamma malata di cancro vorrebbe vederlo sistemato prima della dipartita. L’inclinazione a obbedire – “an attitude for devotion” rende molto meglio l’idea – non sfugge al taciturno Ray, che lo fa dormire sul tappetino ai piedi del letto e ogni mattina lascia un biglietto: c’è la spesa da fare, la colazione e la cena da preparare. Oltre al sesso, che però non fa avanzare l’intimità. Ray sta sul divano a leggere, il posto vicino a lui spetta al cagnone di casa. Però Colin ha ora la sua tutina da motociclista – il “pillion” è il passeggero che sta dietro – più una catena con lucchetto al collo. E viene ammesso ai picnic erotici del gruppo – niente di leggiadro, son grassocci e sembra non abbiano visto il sole mai. Resta il mistero del pianoforte a casa di Ray, mentre la mamma di Colin vuol conoscere l’amico del figlio. Tenero e imperdibile.
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