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"Cime tempestose"

Mariarosa Mancuso

La recensione del film di Emerald Fennell, con Jacob Elordi, Margot Robbie, Owen Cooper, Hong Chau

La regista Emerald Fennell ha voluto le virgolette attorno al titolo. Stanno a significare che restituisce sullo schermo le sue impressioni da quattordicenne che per la prima volta legge “Cime tempestose” di Emily Brontë. Per essere precisi: metà del libro, ma questo è un difettuccio comune a tanti. Finita la passione tra Catherine e Heathcliff si stacca la spina, poco importano le conseguenze sugli eredi. Ogni lettura è legittima. Ma i sogni erotici dell’adolescente avrebbero trovato migliore collocazione su Wattpad – non in un film costato milioni, né sulla copertina della recente edizione Einaudi, che parla di opera “trasgressiva e asessuata”. Gli attori sono leggiadri e alla moda. Jacob Elordi soprattutto, Margot Robbie dopo “Barbie” ha un’aria matronale, o forse solo Martin Scorsese era riuscito a levargliela, in “The Wolf of Wall Street”. Un po’ anzianotti per incarnare una passione adolescenziale: il cinema è spietato. Heathcliff – “un personaggio che salva il libro”, secondo una delle dilettanti allo sbaraglio che affollano internet – è un trovatello (di pelle scura) portato a Wuthering Heights dal padre di Catherine. Giocano insieme, si giurano eterna fedeltà, ma in età da marito è più saggio sposare il ricco vicino. L’ex trovatello fugge, tornerà ricco e spietato, per vendicarsi. Con una sola espressione per sesso, rabbia, odio, “che bello ritrovarti così ti posso tormentare” – era più convincente come creatura di Frankenstein.

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