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le nomination

Agli Oscar 2026 “Sinners” ha già battuto i record, con buona pace dei critici nostrani

Mariarosa Mancuso

Sarà Timothée Chalamet vs. Leonardo DiCaprio. Ma occhio a Michael B. Jordan. Anche se “Frankenstein” ha ottime possibilità di portarsi a casa la statuetta per la migliore sceneggiatura non originale

La sorpresa c’è stata, e non dipende soltanto dalla nuova categoria aggiunta agli Oscar 2026: un premio per il casting, che premia i poco conosciuti professionisti che leggono una sceneggiatura e immaginano l’attore adatto. Per un ruolo, e nell’insieme – la credibilità è anche frutto dell’armonia, se due in un film sono destinati a innamorarsi è meglio che non siano male assortiti come Edoardo Leo e Claudia Pandolfi, preside e insegnante di lettere in “2 cuori e 2 capanne”.

In quest’anno inaugurale sono candidati nella categoria “Hamnet” (William Shakespeare e famiglia), “Marty Supreme” (campione di ping pong e una famiglia nel Lower East Side ebraico), “Una battaglia dopo l’altra” (ex rivoluzionario californiano in paranoia), “L’agente segreto” (dittatura militare nel Brasile degli anni 70), e infine “I peccatori”, che traduceva il titolo originale “Sinners” – ma lo scarso successo italico, nei primi due giorni era dietro a “Queer”, ha subito cancellato il battesimo.

A dispetto dei critici italiani, “Sinners” di Ryan Coogler ha totalizzato 16 candidature (e dire che il regista aveva iniziato con un piccolo film, un ragazzo nero ucciso da due agenti a Capodanno mentre cercava di tornare a casa). Record assoluto, segue “One Battle After Another” – titolo italiano “Una battaglia dopo l’altra – di Paul Thomas Anderson, con 13 candidature. Ha incassato 206 milioni di dollari al box office internazionale, mentre il film di Ryan Coogler ne ha incassati 368. Entrambi sono prodotti dalla Warner Bros, lo studio che ora è nelle mire di Netflix e di Paramount – erano sforzi produttivi rischiosi e fuori misura, con le politiche attuali.

Il record di candidature precedente ammontava a 14, raggiunto da “Eva contro Eva”, “Titanic” e “La La Land”: vedremo come andrà a finire il 15 marzo prossimo. Un po’ indietro – ma non si riesce mai davvero a prevedere quante candidature diventano statuette – c’è “Marty Supreme”: nove candidature, più che sufficienti per fare trionfare la bravura sfacciata dell’attore Timothée Chalamet, valorizzata dal regista Josh Safdie – un film fuori categoria, travolgente, premiato dal botteghino a dispetto della bizzarria chiamata ping pong.

Negli Usa ha già incassato 80 milioni di dollari, e punta ai 100 milioni (grande soddisfazione anche per la casa di produzione A24, che aveva iniziato nel 2012 con qualche horror sofisticato. Il nome viene dall’autostrada che va da Roma a Teramo, lì i fondatori stavano viaggiando quando ebbero l’idea). Al cinema ancora vediamo nascere e crescere i grandi successi.

Tra i dieci titoli nella categoria miglior film, oltre ai già citati troviamo “Hamnet”, fantasia su Shakespeare con pretese; il norvegese “Sentimental Value”, da ieri nelle sale italiane; il brasiliano “The Secret Agent”; il meraviglioso “Frankenstein” di Guillermo del Toro con Jacob Elordi (candidato anche come attore); lo stravagante “Bugonia”; l’inatteso “F1: The Movie” (di Joseph Kosinski con Brad Pitt) e “Train Dreams” (che il New York Times definisce “un lento rimuginìo sulla perdita”). Unica femmina in gara, la regista di “Hamnet” Chloé Zhao.

Nessuna candidature per “Jay Kelly”, che pure vanta la gigionesca di George Clooney. E anche Noah Baumbach, ma la star – o la produzione Netflix – ha quasi azzerato la bravura del regista. Leonardo DiCaprio e Timothée Chalamet sono come previsto l’uno contro l’altro, ma stavolta a sparigliare c’è la potenza di Michael B. Jordan di “Sinners” – dove ha il ruolo dei due gemelli Smoke e Stacks. “Frankenstein” ha ottime possibilità di portarsi a casa la statuetta per la migliore sceneggiatura non originale.