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Il boss di Netflix si difende. Le piattaforme non hanno ucciso il cinema, anzi

Mariarosa Mancuso

Ted Sarandos dice al Nyt che le sale non sono morte, sono solo “scomode”. E comunque sua figlia va al cinema, due volte a settimana. Lo spettatore, visto un bel film al cinema, quando torna a casa ha voglia di vederne un altro sul divano

Parla il Grande Cattivo della vicenda. Ted Sarandos, il capo di Netflix che un mese e mezzo fa ha offerto 83 miliardi di dollari per comprare la premiata, e antica, Warner Bros. La reazione, perlopiù negativa, non si è fatta attendere. Tipo: le mani della piattaforma sull’industria del cinema. Già Paramount aveva mire su Warner, quando si è vista scombinare i piani ha reagito indirizzando agli azionisti “un’offerta che non potevano rifiutare”. Nel linguaggio della finanza, un’offerta ostile

E’ di ieri mattina, sul New York Times, una lunga intervista a Ted Sarandos (nel nuovo studio di produzione che si è comprato nel New Jersey, era una base militare). Primo capo di imputazione, aver dichiarato che i film nelle sale cinematografiche sono un modello di business “superato”. Il capo di Netflix nega l’addebito, dice di essere stato più preciso: “Superato per una parte del pubblico”. Per esempio, chi deve prendere la macchina per raggiungere un multiplex fuori città. E aggiunge: “Non certo per mia figlia che abita a Manhattan e va al cinema due volte a settimana”.

Ribatte la giornalista Nicole Sperling (in sintesi): “Anche vicino alle sale, le persone escono meno di casa. Netflix le ha abituate a vedere il cinema dal loro divano”. Risponde Ted Sarandos (altra sintesi nostra): “Quando c’è qualcosa per cui valga la pena, la gente esce”. Ne approfitta per “sfatare un mito” (parole sue): il fatto che il cinema al cinema sia nemico del cinema visto su Netflix. Al contrario. Sostiene che lo spettatore, visto un bel film al cinema, quando torna a casa ha voglia di vedere un altro bel film. Insomma, rafforzerebbe l’amore per il cinema.

L’intervistatrice obietta: “Pensa che i proprietari delle sale cinematografiche le crederanno?”. Ted Sarandos risponde con la frase di rito in questi casi, vale per tutte le categorie marginali o minacciate: “Ho molti amici tra i proprietari di sale cinematografiche”. Intanto però, “altri” proprietari di sale hanno chiesto al Congresso di intervenire.

Il boss di Netflix sostiene di essere in buoni rapporti con il presidente Donald Trump, che ha a cuore soprattutto i posti di lavoro e l’industria Usa. La giornalista fa presente che l’armonia è stata turbata domenica scorsa da un editoriale apparso sul social Truth: si sostiene che l’accordo proposto da Netflix è terribile, molto meglio la proposta di Paramount.

Ted Sarandos dice di non aver discusso con Donald Trump gli argomenti trattati nell’editoriale. Preferisce disegnare un meraviglioso quadretto della Hollywood futura, da qui a 5 anni. Un’industria sana e prospera, con tutte le risorse necessarie per crescere ancora. Lui avrà a disposizione la storica scrivania di Jack Warner, ma non ha intenzione di usarla.

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