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Istruzioni per inscenare un'orgia al cinema

Storie e leggende da Eyes Wide Shut, tra ballerine, mosse da kung fu e ispirazioni letterarie

2 Luglio 2019 alle 17:11

Istruzioni per inscenare un'orgia al cinema

Una scena di Eyes Wide Shut

Cosa si fa dopo l’orgia? Paghiamo volentieri un obolo ad Alberto Arbasino, che una volta lo chiese a chi si appropriava di “Signora mia” o della “casalinga di Voghera” senza riconoscere il dovuto all’inventore. Serviva per beffeggiare i divini mondani eternamente annoiati, non c’è ammucchiata che non possa far sperare in qualcosa di più eccitante dopo.
Cosa si fa prima dell’orgia più famosa del cinema? Escludendo il porno, ovvio, che ha i suoi riti e le sue licenze. Lasciando da parte “Climax” di Gaspar Noé, reduce da una fugace apparizione nei cinema (a Milano si può ancora vedere al Beltrade, ex cinema parrocchiale conquistato dagli hipster di NoLo, North of Loreto). Il provocatore francese – fece malmenare Monica Bellucci da un campione di boxe thailandese, l’unico in grado di fingere un calcio in faccia e fermarsi senza sfiorare l’attrice – ha quel modello in mente. Grazie a una generosa dose di allucinogeni versata nella sangria, scatena una compagnia di ballerini (flessuosi e snodati, per certi numeri serve) e lo imita piuttosto bene. In nome dell’arte, si intende.

 

Al netto del porno e delle ultime novità in materia di cinema d’autore, l’orgia più famosa del cinema sta in “Eyes Wide Shut”, l’ultimo film di Stanley Kubrick. Il regista morì appena terminato il montaggio e c’è chi sospetta che non l’avesse davvero finito, e che gli assistenti abbiano fatto la loro parte, l’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Gira anche la leggenda metropolitana secondo cui il matrimonio di Nicole Kidman e Tom Cruise non sia finito dopo il film, ma a causa del film. 

 

Un articolo su Vulture ha raccolto la storia orale del film. Per non farla tanto difficile, ha interrogato gli assistenti, la troupe, gli attori che hanno partecipato all’orgia mascherata (parola d’ordine, “Fidelio”, siamo tra gente che ha studiato, prima di arruolare un pianista e farlo suonare con la benda sugli occhi). In vista della scena orgiastica, si lavora parecchio per qualche mese, e si fanno battute: “Dovresti chiamare Tony Scott o Adrian Lyne, e farla girare a loro”, diceva l’assistente alla regia Brian Cook. Ci rideva sopra anche Kubrick, garantisce. Il regista intanto raccoglieva informazioni (da uno studioso francese che gli aveva anche consigliato i dipinti di Félicien Rops, “Le tentazioni di Sant’Antonio” con donne nude appese al crocefisso) sulla vita erotica di Vienna ai tempi di Arthur Schnitzler, che con “Doppio sogno” aveva fornito lo spunto.

Le attrici servivano naturali, niente seno rifatto né botox. Capaci di stare inginocchiate a lungo senza patire i crampi. Ancora una volta, vennero in soccorso i ballerini, sfiniti durate le prove da una coreografa. Come maestra di cerimonie fu scelta Abigail Good, che però non aveva l’accento americano. Su suggerimento della coppia Kidman-Cruise, fu doppiata dall’australiana Cate Blanchett.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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