cerca

Meglio con gli orsi

Buzzati in cartoon con Mattotti ci salva dai soliti pensosi Dardenne e dalla solita Huppert dei tormenti

22 Maggio 2019 alle 06:18

Meglio con gli orsi

La famosa invasione degli orsi in Sicilia

Arrivano in concorso a Cannes i fratelli belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne, e lo spettatore si interroga: disoccupati? infanzia maltrattata? qualche altra sciagura? “Rosetta” – il loro primo film, nel 1999 vinse a sorpresa la Palma d’oro – raccontava una ragazza che mangiava terra e vermi pur di mettere qualcosa in pancia. “L’enfant” – l’altro loro film che nel 2005 vinse meno a sorpresa la Palma d’oro – raccontava una giovane coppia: lei è incinta, non hanno dove stare, lui vende il figlio ai criminali di passaggio. “Le jeune Ahmed” è adolescenza disturbata, delle peggiori: un ragazzino va in moschea, si ribella alla maestra di arabo che oltre al Corano vuole far leggere i testi delle canzoni, afferra un coltello e cerca di ammazzarla sul pianerottolo. Prima lo abbiamo sentito dire, alla sorella con la maglietta senza maniche: “ti vesti come una puttana”.

  

Non è un inizio che ben dispone. Consola soltanto la lunghezza aurea di un’ora e mezza. Un po’ di curiosità sul ragazzino l’abbiamo, magari per capire come mai fino a un mese prima giocava ai videogiochi e oggi prega cinque volte al giorno. Siccome i Dardenne non tagliano via le parti noiose, le abluzioni prima di stendere il tappetino verso Mecca non hanno più segreti per noi. Niente. Ma proprio niente. E non sapremo niente fino alla fine del film.

  

Neanche oltre la fine del film: i Dardenne si astengono da tutto, mentre il ragazzino viene mandato in fattoria per un tentativo di rieducazione. Pochissimo riuscita: fuggirà per portare a termine la missione, cadrà da un tetto forse rompendosi la schiena, e l’insegnante gli chiamerà pure l’ambulanza. Segue dibattito, si diceva ai tempi del cineclub. Qui la materia è talmente slabbrata e sconnessa che la voglia di dibattere sparisce, ci si mette in coda sperando nel film successivo.

 

Arriva in concorso a Cannes un film con Isabelle Huppert, e lo spettatore si domanda: quali tormenti femminili ci toccano stavolta? (registi, proponetele ogni tanto una parte comica, e magari guardate l’episodio di “Chiami il mio agente” dove la divina scherza sulla sua agenda fittissima e la sua mania di controllo). In “Frankie” è un’attrice che in punto di morte – da credersi sulla parola, appare in gran forma – riunisce nella leggiadra cittadina di Sintra, Portogallo, l’ex marito, il figlio e la figliastra, la sua parrucchiera preferita che sta lavorando in Spagna per “Star Wars”.

 

Battute stanche – “Chewbacca ha cambiato pettinatura?” – e un cast privo di chimica, lsabelle Huppert e il marito Brendan Gleeson non sembrano aver passato insieme neppure un minuto. Il regista Ira Sachs aveva diretto il melodramma immobiliare “I toni dell’amore”: matura coppia gay, un licenziamento, l’appartamento a Manhattan costa troppo, di cambiar quartiere non se ne parla. Americano, vuol fare l’europeo: quindi smorza i litigi e allunga i tempi. Quanto al finale, lo affida agli spettatori: un cinema sinceramente democratico.

 

Nella sezione “Un certain regard”, la felicissima accoppiata tra Dino Buzzati (aveva scritto e disegnato la favola nel 1945 per il Corriere dei Piccoli) e l’illustratore Lorenzo Mattotti (alla sua prima regia) regala “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”. C’era un fantastico materiale – gli orsi, le lezioni di pesca al salmone, la battaglia con le palle di neve, i cinghiali volanti, il cantastorie con la bambina Algerina. Lorenzo Mattotti ha aggiunto tutto il suo talento: le luci, i paesaggi, il circo, il mago che vuole risparmiare sugli incantesimi, ricordano che il cinema deve dare spettacolo.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi