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Vino per il governo /2

Per Bacco! Beviamo troppo poco in Italia. Meloni ingaggi subito la Battaglia del vino. Cercansi testimoni

Camillo Langone

La Francia ha un gigante come Gérard Depardieu. Noi partiamo con l’handicap, abbiamo politici astemi, ipobeventi, disfattisti. Nel governo trama una quinta colonna birresca

L’ho già detto, il Vinitaly dovrebbe chiamarsi Vinitalia ma bisogna accontentarsi, tutto non si può avere e, questo invece lo ha già detto Montesquieu, il meglio è nemico del bene, e l’importante è che il vino si venda. Altrimenti, se continua il calo dei consumi, saranno dolori per agricoltori, enotecari e conservatori ossia cultori dell’identità nazionale. Già lo scriveva il patriottissimo Paolo Monelli.

    
Lo scrittore si scagliò proprio contro il “barbaro dominio” dei forestierismi, ma soprattutto vero bevitore: “Si beve troppo poco vino, in Italia. Bisogna quindi indurre la gente a bere di più per giovare all’economia della nazione”. Lo scriveva nel 1963, figuriamoci cosa direbbe oggi che siamo a 26 litri pro capite, la metà di dodici anni fa. Avete letto bene: la metà di dodici anni fa. E allora devo correggermi: non calo dei consumi bensì crollo dei consumi. Giorgia Meloni che lunedì sarà al Vinitaly non può procrastinare oltre, deve ingaggiare subito la Battaglia del vino. A Verona dia fuoco alle polveri. Prima che Enotria venga cancellata dai bevitori di birra, di superalcolici, di cocktail, di bevande gassate, e dalle falangi degli astemi. Mi consideri suo trombettiere.

 

Dobbiamo arruolare in fretta dei testimoni credibili. La Francia ha un gigante come Gérard Depardieu: “Bevo dalle quattro alle otto bottiglie al giorno, dipende dall’umore”. E noi? Noi partiamo con l’handicap, abbiamo politici astemi, ipobeventi, disfattisti, nel governo trama una quinta colonna. Matteo Salvini è sempre con una birra in mano, degno erede di Bossi che cianciava di Padania bevendo, anziché Bonarda, Coca-Cola. Raffaele Fitto ha postato una foto con la bionda bevanda odinica, straniera e pagana, per giunta scattata a Leverano, paese del Salento in cui si producono ottimi bianchi, rosa, rossi, così penalizzati. Pare che perfino il veronese Lorenzo Fontana, presidente della Camera atteso all’inaugurazione, sia propenso alla squallida cervogia.

  

Sono tutti personaggi bisognosi di una lavata di capo da parte del presidente del Consiglio. Perché l’uomo è ciò che mangia, come ha appurato Feuerbach, ma pure ciò che beve. Se a Pasqua non mangi l’agnello non sei cristiano, se a cena non alzi il calice non sei un fratello d’Italia, sarai un fratello d’Arabia, non so. A proposito, urge fronteggiare il ramadanismo che tanto piace a presidi e preti, urge marcare a uomo Ghali, il cantante italo-maomettano che va alla Mecca, sede dell’Antivino.

  

Ho qualche ipotesi italo-italiana, Francesco Bianconi (Baustelle) che è di Montepulciano, Johnson Righeira che produce Erbaluce in anfora, Ligabue, amante come me del Lambrusco e addirittura il re della cantina, Vinicio Capossela, siccome esistono anche i bevitori di sinistra, alcuni sono in buona fede, coinvolgiamoli. Giorgia Meloni vuole un’Europa giovane e pertanto aggiungiamo un rapper, propongo Emis Killa, ragazzaccio bacchico: “Prendo io il vino, mi riempio il bicchiere / più mando giù più l’ansia non c’è più”. Perché il vino è medicina (avvertire il ministro Schillaci). E se non vinceremo almeno guariremo.
  

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).