Foto ANSA
Editoriali
Il vicepresidente della Cei salta il convegno di Magistratura democratica e si fa partigiano
“Proteggere la Costituzione per proteggere il futuro dei nostri figli", dice mons. Francesco Savino. Ohibò
Il vicepresidente della Cei, mons. Francesco Savino, era atteso ieri al convegno di Magistratura democratica. Avrebbe dovuto intervenire nel panel “L’insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo”. Invece, poche ore prima dell'evento, ha declinato. Le motivazioni le ha scritte in un lungo comunicato pubblicato sul sito della sua diocesi, Cassano all’Jonio. “La mia annunciata partecipazione a un’iniziativa promossa da Magistratura democratica – scrive – ha dato luogo a letture e interpretazioni polarizzate, rischiando di spostare l’attenzione dai contenuti a dinamiche di contrapposizione. Per questo, con l’amarezza di chi vede la sostanza soffocata dal frastuono e con il dovere di custodire le istituzioni, ho deciso di rinunciare alla mia presenza”. Sembra strano che un vescovo assai attento alle dinamiche politiche come l’eccellentissimo in questione sia rimasto sorpreso dalle reazioni registrate alla sua prevista comparsata. In ogni caso, fa sapere, “non compete a un vescovo suggerire un’opzione elettorale: sarebbe improprio sul piano istituzionale e riduttivo su quello spirituale”.
Bene. Però, non potendo resistere alle sirene della battaglia, ecco che richiama “alcuni criteri di responsabilità civica che, in questo tempo, appaiono più necessari che mai”. Primo: “Custodire l’equilibrio tra i poteri dello stato. L’autonomia reciproca non è una formalità, ma una garanzia per tutti”. Secondo: “Riconoscere che l’indipendenza della magistratura non è un privilegio di categoria, ma una tutela sostanziale dello stato di diritto”. Terzo: “La partecipazione”. Quindi, dopo essersi lanciato in elucubrazioni che con il referendum in oggetto non c’entrano nulla – tirando in ballo perfino “la testimonianza di Rosario Livatino” – arriva al punto: “Proteggere la Costituzione significa proteggere il futuro dei nostri figli: perché il diritto non sia subordinato alla forza e perché le regole restino presidio di dignità e libertà, a partire dagli ultimi”. Alla fine, il vescovo Savino al convegno di Md poteva andarci tranquillamente. Anche senza accorati comunicati diocesani.