Leone XIV inizia a ridisegnare la curia

Il Papa trasferisce in Polonia il cardinale Krajewski, prefetto del dicastero per la Carità e tra i simboli del pontificato di Francesco

Matteo Matzuzzi

Al suo posto, come prefetto ed elemosiniere, Leone ha scelto mons. Luis Marín de San Martín, attuale sottosegretario della Segreteria generale del Sinodo. Segni particolari: è agostiniano

Roma. Leone XIV inizia a ridisegnare la curia romana. Se la nomina del prefetto del dicastero per i Vescovi era uno “stato di necessità” (la carica era rimasta vacante perché il titolare era stato eletto Papa), non lo è quella pubblicata ieri. Il prefetto del dicastero per la Carità, il cardinale Konrad Krajewski, torna in Polonia. E’ il nuovo arcivescovo di Lodz. Già lo scorso agosto si era diffusa la voce di un suo rimpatrio, ma i più avevano pronosticato per lui la cattedra di Cracovia, sede di primissimo piano che fu di Karol Wojtyla. Invece, no. A Cracovia si è insediato a dicembre il cardinale Grzegorz Rys, trasferito proprio da Lodz. Krajewski ha sessantatré anni, lontano più di un decennio dalla pensione. Al suo posto, come prefetto ed elemosiniere, Leone ha scelto mons. Luis Marín de San Martín, attuale sottosegretario della Segreteria generale del Sinodo. Segni particolari: è agostiniano. Ed è il secondo figlio di sant’Agostino a essere cooptato nelle strutture di governo, dopo la nomina di padre Edward Daniang Daleng a vicereggente della Prefettura della Casa Pontificia. Inizia così, senza traumi, a prendere corpo la sistemazione della curia, che fino a oggi era integralmente (salvo appunto al dicastero per i Vescovi) di nomina bergogliana. 

 

La scelta di trasferire Krajewski a Lodz (che è casa sua, ma non è la più importante diocesi polacca) non è di poco conto. Pochi mesi dopo l’elezione, nel 2013, Francesco decise che l’elemosiniere doveva uscire, farsi pastore in mezzo al gregge, mettersi al servizio degli ultimi in spirito di carità. E non più chiuso in ufficio “a firmare pergamene”. Così decise di sostituire mons. Guido Pozzo (rimandandolo a occuparsi dei rapporti con i lefebvriani)  con l’allora cerimoniere pontificio polacco, da anni impegnato proprio fra gli emarginati. Cinque anni dopo arrivò il cardinalato. Un incarico che Krajewski, su mandato papale, ha esercitato in modo molto mediatico – fece discutere, e non poco, quando mise a disposizioni le sue conoscenze da elettricista per riallacciare la corrente in un palazzo occupato a Roma, rimuovendo i sigilli – e che giocoforza ha causato anche più di un malumore in curia. Ma di Krajewski si ricordano anche le missioni in Ucraina, le preghiere in ginocchio davanti alle fosse comuni di Bucha, il coinvolgimento in una sparatoria mentre consegnava viveri nella regione di Zaporizhzhia, insieme alle ambulanze donate dal Pontefice. Di certo, con lo spostamento disposto dal Papa, la curia formato Francesco inizia a perdere pezzi. 

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.