La risposta a braccio di Leone XIV
Il Papa: "Jimmy Lai? Non posso commentare"
La domanda era riferita alla condanna inflitta il mese scorso al magnate dei media. La sua colpa? Cospirazione finalizzata alla collusione con forze straniere e pubblicazione di materiali sediziosi attraverso il suo giornale. Quella del Pontefice è una risposta che dice molto sullo stato dei rapporti tra la Santa Sede e la Cina
Jimmy Lai? “Non posso commentare”. E’ stata la risposta, secca, che il Papa ha dato martedì sera ai giornalisti che l’attendevano a Castel Gandolfo. La domanda era riferita alla condanna inflitta il mese scorso al magnate dei media cattolico: vent’anni di carcere che significano condanna a morte, considerato che Lai di primavere sulle spalle ne ha settantotto. La colpa di Lai? Cospirazione finalizzata alla collusione con forze straniere e pubblicazione di materiali sediziosi attraverso il suo giornale. Che era l’Apple Daily, visto che nel frattempo è stato chiuso e i suoi giornalisti costretti al silenzio. Il giorno dopo la condanna, l’Osservatore Romano, con un trafiletto a pagina sei posto giusto sopra i risultati delle importanti elezioni thailandesi, aveva dato conto del fatto. Senza commenti di sorta. L’unico cattolico che ci ha messo la faccia (e non solo) è stato il novantaquattrenne cardinale Joseph Zen, recatosi in tribunale per ascoltare la sentenza.
Il fatto che il Papa non possa commentare la dice lunga sui reali rapporti di forza in essere tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese. Nonostante comunicati entusiasti sulla collaborazione reciproca e sulle “aperture” di Pechino, la realtà è ben diversa. L’obiezione è che l’Accordo siglato nel 2018 e più volte rinnovato è relativo alla nomina dei vescovi, il che è vero. Ma è evidente che un dialogo che sia davvero produttivo non può esulare da tutto il resto. Se nell’ambito di una “collaborazione” il Papa non può permettersi di dire una sola parola sulla sorte di un cattolico di Hong Kong, significa che il coltello che Xi Jinping tiene dalla parte del manico – e questa non è certo una novità, a parte per quanti cantano gli osanna per il riconoscimento tardivo di una manciata di vescovi tra l’altro tutti ben graditi al regime – è affilatissimo. Non mancherà molto prima che qualcuno non facilmente catalogabile tra le file degli oppositori “conservatori” si domandi davvero se il gioco sia valso la famosa candela. Se per due, tre, cinque vescovi riconosciuti il Papa sia ridotto al silenzio.