Il cardinale Schönborn: “Quella di Putin contro l'Ucraina è una guerra di annientamento”
L'arcivescovo emerito di Vienna chiama a raccolta la Chiesa per la difesa di Kyiv. "L’esercito russo bombarda deliberatamente le infrastrutture del paese. Si provi a immaginare come si sentano le persone. La guerra mostra il suo volto crudele. Per quanto tempo ancora? Quattro anni e ancora nessuna pace!”
Mentre alle nostre latitudini parecchi vescovi, quando parlano d’Ucraina, dopo aver espresso la propria accorata e commossa vicinanza ai civili colpiti dalle bombe, ricordano sempre che però è anche colpa delle “provocazioni della Nato”, quasi che la macelleria ordinata ai piani alti del Cremlino fosse solo una reazione all’orgoglio ferito, chi non è troppo distante dal fronte ha una prospettiva ben diversa. Nella consueta rubrica settimanale che scrive sul quotidiano austriaco Heute, il cardinale Christoph Schönborn, che è ancora ordinario per i fedeli orientali in Austria, parla della guerra e lascia da parte le sfumature politiche. Parte dal freddo. “Da noi il freddo persiste. Non è paragonabile a ciò che le persone in Ucraina stanno subendo in questo momento. Il freddo non è un problema insormontabile quando ci si può riscaldare”.
“Con un’inimmaginabile mancanza di riguardo verso la popolazione civile, l’esercito russo bombarda deliberatamente le infrastrutture del paese. Si provi a immaginare come si sentano le persone nei giganteschi e alti condomini di Kyiv quando viene meno ogni possibilità di riscaldarsi, con temperature di meno 20 gradi: le tubature dell’acqua gelano, nessun calore dai termosifoni, niente elettricità per accendere una stufetta. Il numero delle persone morte assiderate aumenta continuamente. La guerra mostra il suo volto crudele. Per quanto tempo ancora? Quattro anni e ancora nessuna pace!”.
All’agenzia cattolica Kathpress, Schönborn – che ha promosso una veglia di preghiera nella cattedrale di Vienna per il prossimo 24 febbraio – ha detto che quella che è in atto è “una guerra di annientamento” condotta da Putin contro i civili ucraini. Torna alla memoria, a giudizio dell’arcivescovo emerito di Vienna, il tempo dell’Holodomor sotto Stalin, quando una carestia artificialmente provocata dai sovietici causò la morte di molti milioni di persone. Ecco perché “ora il nostro aiuto è più urgente che mai”. Il vicario generale per le Chiese orientali, Yuriy Kolasa, ha detto che solo a Kyiv 710 mila persone restano senza elettricità per più di un giorno. Più di mille edifici residenziali sono privi di acqua e riscaldamento. Da qui l’appello del capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk, che ha invitato tutte le comunità parrocchiali ucraine ovunque nel mondo ad aiutare la madrepatria. Schönborn auspica che anche le diocesi di rito latino in Austria si diano da fare e “non si chiudano di fronte alla sofferenza della popolazione ucraina”. Mons. Michael Landau, presidente di Caritas Austria e di Caritas Europa, domenica ha detto che “l’Ucraina lotta per la propria sopravvivenza. Non allentiamo il nostro impegno! Questo non è uno sprint, è una maratona. In realtà è una maratona di aiuti umanitari estrema che l’Austria e l’Europa devono affrontare”.
Sempre domenica scorsa, a Roma, Shevchuk ha presieduto la Divina liturgia nella chiesa di Santa Sofia. Nell’omelia ha parlato “dell’incrollabilità del nostro popolo”, raccontando la situazione drammatica che si vive a Kyiv: “Durante l’inverno più rigido degli ultimi dieci anni, grandi palazzi residenziali di Kyiv, in ognuno dei quali vivono più di tremila famiglie, rimangono senza acqua, luce e mezzi minimi di sopravvivenza”. Un esempio della resilienza degli ucraini, ha aggiunto è quello degli abitanti di un quartiere di Kyiv che non piangevano per la disperazione ma cantavano e ballavano: “Questa immagine di persone che gelano, ma cantano e danzano con la musica è già diventata storica e ha stupito il mondo intero. Posso confermare oggi che questa straordinaria resistenza, questa gioia del popolo che ogni notte guarda in faccia la morte, non viene dall’uomo, ma è un dono dello Spirito Santo. E chiunque abbia anche solo un minimo senso cristiano comprende che queste persone sono i fratelli e le sorelle più piccoli di Cristo”.