editoriali

Sinodo tedesco finito, la palla passa a Roma

Redazione

Perfino il cardinale Marx è sbottato davanti alle pretese del “laicato”

    

Con la sesta assemblea tenutasi nel fine settimana a Stoccarda, il Cammino sinodale tedesco si è concluso. Applausi, commozione e qualche rimpianto per quello che doveva essere e non è stato. Tutto era iniziato nel 2019 con il proposito di reagire alla crisi determinata dagli abusi, coinvolgendo il ben strutturato laicato locale e studiando una “ripartenza” efficace che frenasse anche l’esodo massiccio di fedeli. Il risultato è che ci si è trovati a delineare una “nuova” Chiesa dove quello stesso laicato ha potere deliberativo su argomenti su cui la potestà è – per natura sacramentale – dei vescovi. Anni di tensione con Roma, di minacce, con l’ombra di uno scisma che aleggiava sulle teste dei rappresentanti sinodali e le intemerate di Papa Francesco che chiedeva all’episcopato tedesco se fosse ancora cattolico. Ora toccherà alla Conferenza episcopale tedesca decidere sugli statuti del nuovo organismo, votandoli tra poche settimane. Una parte dei vescovi ha cercato di smussare gli angoli più spigolosi, consapevole che se si vuol vedere nascere entro l’anno la Conferenza sinodale (27 vescovi e 54 laici) è bene non andare allo scontro con Roma. Anche perché a Stoccarda non sono mancati momenti di tensione, a cominciare dal “non lo voglio” urlato dal cardinale Reinhard Marx quando si è messo ai voti il monitoraggio dell’attuazione delle determinazioni sinodali nelle singole diocesi: “La Conferenza sinodale non dovrebbe essere un’autorità superiore che sorveglia i vescovi e governa nelle diocesi”. Il fatto che il punto sia passato con ben dieci voti contrari fra i vescovi segnala che non tutto è andato liscio. Il presidente uscente dell’episcopato, mons. Georg Bätzing, si dice tranquillo: “La Conferenza sinodale non partirà senza il via libera di Roma, sarebbe una provocazione da evitare. Tuttavia, non ho motivo di dubitare che arriverà un’approvazione tempestiva”. Il Papa, a dicembre, sembrava avere qualche dubbio in più: “Vedremo”, rispose a chi gli chiedeva se avrebbe dato il nulla osta.