Il capo della Chiesa di Kyiv: "In Vaticano non si sono accorti della propaganda filorussa"

“La propaganda russa opera attivamente all'interno dell'ambiente della Santa Sede, rimanendo pericolosa, sofisticata e sistematica, mentre per lungo tempo il Vaticano non si è reso conto di essere parte di una guerra informativa”, ha detto mons. Shevchuk

Matteo Matzuzzi

L'arcivescovo maggiore di Kyiv sostiene però che la situazione stia migliorando: "Più volte all’anno si tengono incontri con funzionari di medio livello, le persone che plasmano l’ambiente analitico. Spieghiamo sistematicamente contesti, temi e narrazioni e monitoriamo da dove provengono i successivi attacchi informativi”

Anche domenica, al termine dell’Angelus, Leone XIV ha rivolto il suo sguardo a quanto accade in Europa orientale: “L’Ucraina – ha detto – è colpita da attacchi continui, che lasciano intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno. Seguo con dolore quanto accade, sono vicino e prego per chi soffre. Il protrarsi delle ostilità, con conseguenze sempre più gravi sui civili, allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura. Invito tutti a intensificare ancora gli sforzi per porre fine a questa guerra”. Qualche giorno fa, ospite dell’agenzia statale Ukrinform, l’arcivescovo maggiore di Kyiv, Sviatoslav Shevchuk, ha detto che “la propaganda russa opera attivamente all’interno dell’ambiente della Santa Sede, rimanendo pericolosa, sofisticata e sistematica, mentre per lungo tempo il Vaticano non si è reso conto di essere parte di una guerra informativa”.  A giudizio del presule, che è anche capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, “per molto tempo il Vaticano non si è reso conto che la propaganda potesse agire a livello di rappresentanti diplomatici ufficiali. Non credevano che l’ambasciatore della Russia presso la Santa Sede potesse manipolare apertamente o semplicemente mentire, perché la diplomazia è tradizionalmente fondata sulla fiducia”. Shevchuk ha citato un esempio, quello relativo ai due sacerdoti rapiti a Berdjansk, la cui sorte è rimasta ignota per un anno e mezzo. Ebbene, il Vaticano dava credito alle informazioni ufficiali dei russi sulla loro condizione di detenzione, totalmente diverse dalle testimonianze reali: “La discrepanza tra il quadro ufficiale e ciò che accadeva realmente era impressionante”. Il tutto si inserisce nel più ampio spettro della propaganda del Cremlino, assai efficace perché usa messaggi semplici per un pubblico vasto: “Si tratta di proiettili informativi sparati contro tutti e ovunque. Conosciamo bene cosa siano le operazioni informative e psicologiche, ma per molto tempo il Vaticano non si è percepito come uno spazio in cui si combatte una simile guerra”.

 

A giudizio dell’arcivescovo di Kyiv, però, le cose stanno lentamente cambiando, anche – se non soprattutto – dopo l’elezione di Leone XIV, che fin dalle prime uscite ha lanciato messaggi di solidarietà al popolo ucraino e non ha risparmiato eleganti accuse a Mosca (specie quando, ricevuta la telefonata di Vladimir Putin, gli ha chiesto di far cessare la guerra). Prevost che, nell’omelia pronunciata in San Pietro il primo giorno dell’anno, fece un’efficace sintesi della dottrina del Mondo russo, l’ideologia che sottende le mosse del Cremlino benedette dal Patriarcato moscovita: sottolineò, il Pontefice, le “strategie che mirano a conquistare mercati, territori, zone di influenza. Strategie armate, ammantate di discorsi ipocriti, di proclami ideologici, di falsi motivi religiosi”.  Ha detto Sviatoslav Shevchuk che ora “più volte all’anno si tengono incontri con funzionari di medio livello, le persone che plasmano l’ambiente analitico. Spieghiamo sistematicamente contesti, temi e narrazioni e monitoriamo da dove provengono i successivi attacchi informativi”. Sorvegliati speciali sono i media italiani perché “è nello spazio mediatico italiano che vive la maggior parte dei funzionari della Santa Sede: leggono queste pubblicazioni e reagiscono a esse. Pertanto, comprendiamo chiaramente come e in quale forma questa propaganda operi oggi”.

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.