negli stati uniti

Gli intellò conservatori cattolici americani contro l'assalto alla Groenlandia

Intellettuali e riviste d'area smontano la legittimità del nuovo espansionismo statunitense. Un problema per JD Vance

Matteo Matzuzzi

“L’intervento del presidente Trump in Venezuela e la minaccia di annettere la Groenlandia con la forza non soddisfano le condizioni stabilite dalla dottrina della guerra giusta”, osserva il filosofo Edward Feser

“Nel caso della Groenlandia, l’obiettivo è apertamente espansionistico: assicurare nuovi territori agli Stati Uniti. Cosa dovrebbe pensare un cristiano di tutto questo?”. A chiederselo, sulla rivista First Things è Edward Feser, filosofo cattolico americano  impegnato nel dibattito pubblico a sostenere che la parabola del modello liberale è giunta a conclusione. Feser lo scrive sulla principale e più autorevole rivista del conservatorismo cattolico statunitense, di certo non nemica dell’attuale Amministrazione. Eppure, la propensione a smentire “il tono antimilitarista della retorica elettorale” trumpiana sta iniziando a portare alla luce la contrarietà di quel mondo intellò di destra che ha avuto grande influenza su J. D. Vance, il cattolico convertito poi assurto alla vicepresidenza. “L’intervento del presidente Trump in Venezuela e la minaccia di annettere la Groenlandia con la forza non soddisfano le condizioni stabilite dalla dottrina della guerra giusta”, osserva il filosofo del Pasadena City College. “In ambienti cattolici, alcuni hanno suggerito che precedenti della storia cristiana offrano sostegno a una politica estera espansionistica. Questi argomenti sono però del tutto privi di fondamento. Qualunque cosa si pensi delle Crociate e della storia degli imperi cattolici, essi non forniscono alcuna giustificazione teologica o morale per azioni come l’occupazione della Groenlandia mediante la forza militare o la sua minaccia”. 

 

Qualcuno, alla ricerca di ragioni per giustificare la politica della Casa Bianca, ha citato perfino l’Antico Testamento e in particolare la conquista di Canaan da parte dell’antico Israele: ciò fornirebbe un modello per una legittima conquista americana della Groenlandia. Feser ritiene “il paragone assurdo”. Nel racconto biblico, infatti, “gli antichi israeliti non agivano di propria autorità, bensì su autorizzazione divina mediata dai profeti. E poiché Dio ha un’autorità sulla vita e sulla morte che nessun essere umano possiede, egli può comandare cose che nessun uomo potrebbe fare di propria iniziativa. Nulla di simile si applica oggi – e in effetti non si applica da oltre due millenni, dato che la Chiesa insegna che dopo Gesù non sono stati inviati profeti. L’Amministrazione Trump, in particolare, difficilmente può rivendicare un’autorizzazione divina per un’invasione della Groenlandia”. Scrive ancora  Edward Feser: “Non esiste dunque alcun sostegno teologico per un simile attacco. Esso violerebbe chiaramente i criteri tradizionali della legge naturale della dottrina della guerra giusta. L’appropriazione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti mediante la forza militare sarebbe una guerra manifestamente ingiusta, come poche altre nella memoria recente”. 

 

Già citare l’Antico testamento a supporto delle ragioni per rendere lecita la conquista della ridente Nuuk fa comprendere il registro su cui è inscritto il dibattito. Ragionare di crociate e della colonizzazione delle Americhe porta il discorso su terreni scoscesi in cui si mescolano storia, politica e fede. Una miscela pericolosissima. I vertici di un altro media conservatore, il National Catholic Register, hanno pubblicato un editoriale  che non si discosta troppo dall’analisi di Feser. La premessa è che in primo piano ci sono, oggi, “due visioni delle relazioni internazionali”. La prima è la “Dottrina Donroe” che “dà priorità al predominio economico e militare degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale” e “pone l’interesse nazionale degli Stati Uniti al di sopra di ogni altra considerazione di politica estera”. La seconda è quella che Leone XIV, il Papa di Chicago, ha presentato al Corpo diplomatico, una settimana fa. Scrive il National Catholic Register che “questa valutazione cattolica – che attinge alle intuizioni spirituali che sant’Agostino espresse 1.600 anni fa nel suo celebre trattato cristiano La città di Dio – insiste sul fatto che altri valori, più alti, non possono mai essere scartati nell’arena internazionale”. Stephen Miller, il vice capo staff della Casa Bianca, ha detto che “Gli Stati Uniti stanno usando il loro esercito per tutelare senza scuse i nostri interessi nel nostro emisfero”, aggiungendo che “viviamo in un mondo governato dalla forza, governato dalla coercizione, governato dal potere. Queste sono le leggi ferree del mondo che esistono dall’inizio dei tempi”. L’editoriale della rivista cattolica sottolinea che “Papa Leone non ha ignorato le realtà della politica di potenza contemporanea. Ma ha sottolineato che ciò che Miller descrive come le ‘leggi ferree del mondo’ deve essere temperato da obiettivi meno autoreferenziali, tra cui la promozione della democrazia, dei diritti umani e della libertà religiosa”. Ora, se “non è vero che il presidente Trump e altri importanti membri della sua Amministrazione siano, in linea di principio, contrari al ripristino delle libertà democratiche e dei diritti umani che il regime di estrema sinistra di Maduro ha completamente cancellato”, “dopo la sua destituzione essi si sono concentrati molto di più sull’ottenere il controllo statunitense delle vaste risorse petrolifere del Venezuela e sull’interrompere il residuo flusso verso nord di droghe illegali”.

 

Da qui l’auspicio del National Catholic Register affinché “le parole del Santo Padre offrano un tempestivo richiamo al fatto che le storiche priorità americane di promuovere la democrazia e difendere i diritti umani nel mondo non dovrebbero essere accantonate”. E’ la prima presa di distanza del mondo intellettuale cattolico dalle scelte in politica estera del tandem Trump-Vance. Un problema non da poco soprattutto per il vicepresidente, capace di riportare l’elettorato “romano” nel campo repubblicano dopo  anni di spostamento fra i democratici. 

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.