La giornata turca di Papa Leone si apre in moschea (senza preghiera)
A differenza dei predecessori, Leone XIV ha preferito limitarsi a una visita del luogo sacro. Nel pomeriggio la Dichiarazione congiunta con Bartolomeo
La Sala stampa vaticana ha chiarito “il Papa ha vissuto la visita alla moschea in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti si raccolgono lì in preghiera”
Roma. La giornata turca del Papa si è aperta con la breve visita alla moschea Sultan Ahmed, nota come “Moschea Blu” ma, a differenza di quanto fatto dagli immediati predecessori, Leone XIV ha declinato l’invito a recitare una preghiera. E’ stato il muezzin della moschea, Askin Musa Tunca, a spiegare che il Pontefice ha preferito limitarsi a una visita del luogo sacro. Più tardi, la Sala stampa vaticana ha chiarito che “il Papa ha vissuto la visita alla moschea in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti si raccolgono lì in preghiera”. Ma nessuna preghiera, come invece avevano fatto sia Benedetto XVI – l’eco del discorso di Ratisbona, pronunciato due mesi prima, era ancora forte – sia Francesco.
Successivamente, si è svolto l’incontro privato con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane. Nel primo pomeriggio, il Pontefice si è recato al Palazzo patriarcale di Istanbul dove, dopo la Doxologia, è stata firmata una Dichiarazione congiunta con Bartolomeo I. “Ieri, e di nuovo questa mattina, abbiamo vissuto momenti straordinari di grazia commemorando, insieme ai nostri fratelli e sorelle nella fede, il 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea. Ricordando quell’evento così significativo e ispirati dalla preghiera di Gesù perché tutti i suoi discepoli siano una cosa sola, siamo incoraggiati nel nostro impegno a ricercare il ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani, compito che intraprendiamo con l'aiuto di Dio”, ha detto Prevost nel suo intervento.
Nella Dichiarazione si ribadisce l’impegno a cercare una data condivisa per la celebrazione della Pasqua ed è rimarcato il rifiuto di “qualsiasi uso della religione e del Nome di Dio per giustificare la violenza. Crediamo che un autentico dialogo interreligioso, lungi dall'essere causa di sincretismo e confusione, sia essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture diverse. Memori del 60° anniversario della dichiarazione Nostra Aetate, esortiamo tutti gli uomini e le donne di buona volontà a lavorare insieme per costruire un mondo più giusto e solidale e a prendersi cura del creato, che Dio ci ha affidato. Solo così la famiglia umana potrà superare l'indifferenza, il desiderio di dominio, l'avidità di profitto e la xenofobia”.
Più tardi, celebrando la messa alla Volkswagen Arena, il Papa è tornato sul punto, sottolineando che “all’interno di questa Chiesa sono presenti ben quattro diverse tradizioni liturgiche – latina, armena, caldea e sira –, ciascuna apportatrice di una propria ricchezza a livello spirituale, storico e di vissuto ecclesiale. La condivisione di tali differenze può mostrare in modo eminente uno dei tratti più belli del volto della Sposa di Cristo: quello della cattolicità che congiunge. L’unità che si cementa attorno all’Altare è dono di Dio, e come tale è forte e invincibile, perché è opera della sua grazia. Al tempo stesso, però, la sua realizzazione nella storia è affidata a noi, ai nostri sforzi. Per questo, come i ponti sul Bosforo, ha bisogno di cura, di attenzione, di ‘manutenzione’, perché il tempo e le vicissitudini non ne indeboliscano le strutture e perché le fondamenta restino salde. Con gli occhi rivolti al monte della promessa, immagine della Gerusalemme del Cielo, che è nostra meta e madre, mettiamo allora ogni impegno a favorire e rafforzare i legami che ci uniscono, per arricchirci reciprocamente ed essere davanti al mondo segno credibile dell’amore universale e infinito del Signore”.
Fitto il programma di domani: in mattinata la visita di preghiera alla cattedrale armena apostolica, quindi la divina liturgia nella chiesa patriarcale di San Giorgio. Dopo la benedizione ecumenica, nel pomeriggio il Papa partirà alla volta di Beirut, dove alle ore 18.00 locali terrà un discorso davanti alle autorità e al Corpo diplomatico.