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Il Papa che illumina il volto in ombra dell’Europa

Il tempo ci dirà se Ratzinger sia stato quel clown cui nessuno ha creduto mentre gridava “al fuoco!” o se, invece, non sia stato un nuovo Benedetto in grado di salvare la civiltà dal grande incendio

11 Maggio 2020 alle 11:08

Il Papa che illumina il volto in ombra dell’Europa

Benedetto XVI (foto LaPresse)

Pubblichiamo un brano del nuovo libro di Giulio Meotti, “L’ultimo Papa d’Occidente?” (Liberilibri, 130 pp., 14 euro). Il saggio, dedicato a Joseph Ratzinger, è da pochi giorni in libreria.


 

Parlando al Palazzo della musica e dei congressi di Strasburgo il 29 aprile 1979, Joseph Ratzinger disse: “Le società occidentali di oggi mi sembrano già in gran parte società post-europee”. Gli attacchi che il futuro Pontefice avrebbe ricevuto dimostrarono l’importanza che il cristianesimo svolgeva ancora nella coscienza occidentale. Nella fase di massimo splendore dell’Occidente europeo, Ratzinger, che ha sempre avuto il coraggio di smuovere acque chete, scorgeva le ombre di un imminente tramonto. La sua lampada ha illuminato, almeno per un attimo, la faccia nascosta del Vecchio Continente.

 

“Ratzinger è l’ultimo Papa a proprio agio nella storia intellettuale europea” ha scritto Alan Posener. Per il direttore di First Things R. R. Reno, Ratzinger è “l’ultimo della generazione eroica” che ha permesso al cattolicesimo di unirsi al moderno umanesimo per ricostruire l’Europa dopo gli orrori della guerra e contro la minaccia del marxismo sovietico, la generazione degli Adenauer e dei De Gasperi. “Benedetto XVI era preoccupato per l’Europa, qui è iniziato il movimento suicida in Occidente che oggi si sta intensificando. L’Europa è il continente malato, siamo al suo capezzale”, ha spiegato il medievista della Sorbona Rémi Brague.

 

Nel 1990, da Spira, Ratzinger aveva parlato di Zivilisation des Todes, una “civiltà della morte”. Nel 2011, due anni prima di dimettersi dal soglio pontificio, denunciò “una forte corrente di pensiero laicista che vuole emarginare Dio dalla vita delle persone e della società, prospettando e tentando di creare un ‘paradiso’ senza di Lui. Ma l’esperienza insegna che il mondo senza Dio diventa un ‘inferno’”. Ratzinger evocò una “eclissi di Dio”, come se l’umanesimo europeo si prolungasse nel nichilismo e nel ripudio sdegnato del mondo in nome dell’utopia, la società “liberata” (…) Tutto il pontificato di Ratzinger è stato una difesa della civiltà occidentale o, più semplicemente, dell’Occidente. Ma non c’è una sola sfida da cui Ratzinger sia uscito apparentemente vincente, come se il nichilismo dovesse essere il solo destino dell’Occidente, come se la seduzione fosse così smisurata che potesse trovare soddisfazione soltanto nell’annientamento. Leggi che insidiano il diritto naturale sono approvate anche nelle roccaforti cattoliche europee, l’Europa è ovunque un deserto di macerie post-cristiane, nessuno osa più mettere in discussione l’islam e la “dittatura del relativismo” si è saldata al mercato.

 

Da capo dell’ex Sant’Uffizio e poi da Papa, Ratzinger ha visto le nozze gay approvate nei tre paesi più segnati dall’identità cattolica in Europa: Spagna, Francia e Irlanda. Il piccolo uomo vestito di bianco che ha svettato come un gigante del pensiero è stato sconfitto. E’ il compimento catastrofico di un intero ciclo storico, chiamato “Occidente”, arrivato alla resa dei conti finale con se stesso. Agli occhi dei secolaristi dell’Europa e dell’America del Nord, Ratzinger era l’ultimo ostacolo di fronte a quella che egli stesso aveva chiamato “dittatura del relativismo”. Altri pontefici verranno, magari popolari, magari figli delle periferie del mondo, magari dall’Europa, ma rischiano di essere post-europei e post-occidentali, perché l’Europa che ha prodotto Ratzinger sta morendo. Ratzinger ha contribuito a garantire che qualcosa di riconoscibile come “cristianesimo” sia sopravvissuto al caos contemporaneo. Ci ha fornito gli strumenti per superare la crisi e per ricostruire qualcosa che assomigli a quello che un tempo, con orgoglio, chiamavamo “Occidente”. Non è poco, per un solo uomo. Ratzinger è stato però anche la grande “vittima” di quella dittatura del relativismo che è il suo grande cavallo di battaglia, come se l’attacco continuo alla cultura contemporanea abbia contribuito all’erosione delle sue forze fisiche e morali. Il tempo ci dirà se – grazie a cinquant’anni di dinamite intellettuale che ha piazzato sotto l’inespugnabile edificio della postmodernità – Ratzinger sia stato quel clown cui nessuno ha creduto mentre gridava “al fuoco!” o se, invece, non sia stato un nuovo Benedetto in grado di salvare la civiltà dal grande incendio.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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Commenti all'articolo

  • aristerco

    aristerco

    13 Maggio 2020 - 08:52

    mi pare che ci sia stato poco cristianesimo anche in Vaticano! Ratzinger si è dimesso per il nichilismo degli europei o per problemi interni alla curia? la lotta al nichilismo si fa coprendo (come hanno fatto Ratzinger e il suo predecessore e fanno tuttora i prelati) coprendo i preti pedofili? la pedofilia del clero è iniziata con il sessantotto o mille anni prima? gli scandali vaticani (Marcinkus e lo IOR banca della mafia e dei politici corrotti italiani) sono una conseguenza del nichilismo europeo? Bah, mi sembra che l'analisi offerta sia almeno monca!

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  • Carlo6

    12 Maggio 2020 - 11:45

    Vero, tutto vero ma come se ne esce? Nemmeno il papa emerito ce lo indica. Non trova le parabole che grandi prima di lui ci raccontavano per nascondere il loro smarrimento. L’impotenza è propria di una civiltà che non sa più trovare la ragione del suo futuro, che non sa più indicare o rivitalizzare valori che possano contrastare il decadimento del tempo che ci si trova a vivere. Ratzinger avverte ma non sa che fare. È talmente stanco il pensiero che questo si riproduce sul fisico, ed infatti lascia, si eclissa come i monaci sulle montagne o nel deserto in cerca di un ritorno con tono, forza di vivere. Questa pandemia potrebbe essere un riscatto visto lo stato di abbandono in cui ci ha trovato, segno del tempo e non solo. La tecnica, stiamo capendo, non basta a sopravvivere anzi, il contrario. Il medioevo arriva quando lo lasci passare colpevolizzandoti e non combatterlo per la stupidità del messaggio nuovo che vuole penetrare nella tua società che è si da correggere ma non da annullare

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    • Bacos50

      14 Maggio 2020 - 11:40

      Stato di abbandono voluto sia chiaro, perché una probabile pandemia, favorita dalla facilità con cui un numero sempre più elevato di persone si sposta da un continente all’altro in poche ore, era stata prevista tempo fa, suggerendo le linee guida per non soccombere. Certamente la tecnica non è sufficiente a sopravvivere comunque e in ogni caso, ma un aiutino a questa sgangherata umanità l’ha dato e lo dà continuamente. Quante malattie letali sono state debellate? Quante persone hanno eliminato sul nascere quelle tare che fino a qualche decennio fa sconvolgevano l'intera esistenza? E poi, pensiamo davvero che l’attuale aspettativa di vita raggiunta nei paesi evoluti sia dovuta soltanto al Padreterno o al caso? Il problema come sempre è semmai un altro: la tecnica va gestita come un qualsiasi altro strumento.

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