“Gli islamisti continuano a minacciarmi”. Asia Bibi a Parigi, e Macron l'accoglie

Giulio Meotti

La donna che ha trascorso dieci anni nel braccio della morte pakistano con la falsa accusa di “blasfemia”: “Senza il cristianesimo sarei morta in carcere”

Roma. “Mi sento libera, ma ancora minacciata. Continuo a ricevere minacce di morte dal mio paese. Dai Talebani, tutto è possibile”. E’ la confessione che Asia Bibi, la donna cristiana chiusa per dieci anni nel braccio della morte pakistano con la falsa accusa di “blasfemia” prima di riparare in Canada nel maggio 2019, affida alle pagine di La Croix. Questa settimana Asia Bibi è a Parigi per presentare il suo libro “Enfin libre!”, dedicato “a tutti coloro che sono accusati di blasfemia e ancora imprigionati”. Bibi dice di essere grata al Canada, al deputato slovacco Ján Figel (inviato speciale dell’Unione europea per la promozione della libertà religiosa) “che si è battuto per me” e che intende chiedere asilo politico al presidente francese Emmanuel Macron. “Credo che l’islam debba cambiare, per far sì che non sia più possibile passare dieci anni della propria vita in prigione con l’accusa di blasfemia”.

 

Bibi parla di come la fede l’ha sorretta in carcere. “Credo nel destino. Quando una persona nasce, tutto ciò che deve succederle è già scritto. Noi non ne siamo a conoscenza, ma abbiamo la responsabilità, come esseri umani, di tenere duro e di mantenere una fede sincera e un cuore puro. E’ la mia fede che mi ha permesso di sopportare tutte le prove e mi ha dato la speranza. Non sarei potuta rimanere viva se non avessi avuto fede”. Le “prove” di cui parla sono raccontate nel libro scritto con la giornalista francese Anne-Isabelle Tollet: “I miei polsi bruciano, non riesco quasi a respirare. Il mio collo, che la mia figlia più piccola soleva stringere con le sue piccole braccia, è compresso in un collare di ferro che la guardia può stringere a piacimento. Una lunga catena si trascina sul terreno sporco, collega la mia gola alla mano ammanettata della guardia che mi tira come un cane al guinzaglio”.

 

Bibi si sente in debito con Salman Taseer (governatore del Punjab, assassinato nel 2011 dalla sua guardia del corpo) e Shahbaz Bhatti (ministro delle minoranze ucciso nel 2011) che hanno dato la loro vita per liberarla. “La morte di questi due uomini è un sacrificio che mi dà la missione di continuare la loro lotta contro la legge anti blasfemia”.

 

Il presidente francese Emmanuel Macron riceverà venerdì Asia Bibi. “La Francia è pronta ad accogliere la signora Bibi e la sua famiglia in Francia, se questo è il loro desiderio”, ha spiegato Macron. La decisione è complessa. Va ricordato che, appena un anno fa, quando Asia Bibi era ancora in carcere, la premier inglese Theresa May si era rifiutata di darle l’asilo. L’allora ministro dell’Interno, Sajid Javid, aveva perorato la causa della donna pakistana per farle avere l’asilo nel Regno Unito. Ma il suo piano è fallito dopo che la May è stata convinta che lasciare entrare Asia Bibi avrebbe “alimentato le tensioni” tra i musulmani inglesi. Javid era stato sostenuto nella sua battaglia dal ministro degli Esteri Jeremy Hunt, mentre i funzionari del Foreign Office sostenevano che permettere ad Asia Bibi di trovare rifugio nel Regno Unito avrebbe messo in pericolo la “sicurezza” dei diplomatici britannici all’estero. Una fonte del governo aveva detto: “Sajid era molto scettico nei confronti del parere ufficiale e aveva spinto fortemente perché le fosse dato l’asilo. Alla fine il dossier è arrivato sulla scrivania del primo ministro, che però ha seguito il consiglio dei funzionari”. Macron invece si sta dimostrando particolarmente sensibile sul tema. Sul caso Mila, la liceale che sui social aveva usato parole poco gentili sull’islam e per questo è stata condannata a morte dalla galassia islamista e costretta a muoversi con la scorta e a cambiare scuola, Macron qualche giorno fa aveva detto: “La legge è chiara, in Francia abbiamo il diritto alla blasfemia, alla critica della religione”. Perché non dare una casa, protezione e asilo a una donna che mezzo Pakistan voleva morta proprio in nome della guerra ai “blasfemi”, veri o presunti? E la Francia non si è sempre vantata di essere la “protettrice delle minoranze cristiane”?

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.