Intrigo Medjugorje

Matteo Matzuzzi

Il Papa rivela il rapporto-Ruini, ma i dubbi sulle “apparizioni che non hanno tanto valore” restano

Roma. Sono passati quasi due anni da quando il Papa, conversando con i giornalisti al ritorno dal viaggio a Sarajevo, prometteva risposte in tempi brevi su Medjugorje. Dopotutto, le conclusioni del “rapporto-Ruini”, cioè della commissione incaricata da Benedetto XVI di studiare le presunte apparizioni mariane nella località della Bosnia-Erzegovina, erano sul tavolo di Francesco da tempo, dalla “fine del ’13 o inizio del ’14”, ha ricordato lo stesso Pontefice. A quell’annuncio, però, non sono seguiti i fatti. Solo silenzio, anche dalla congregazione per la Dottrina della fede che quel rapporto avrebbe dovuto vagliare. Un silenzio durato fino a sabato, quando Francesco in persona – e sempre a bordo di un aereo, stavolta al rientro da Fatima – ha dato ufficialità a quanto circolava circa i risultati dello studio della commissione: parere positivo sulle primissime apparizioni (iniziate nel 1981), dubbi pesanti su quelle successive, cioè su quelle degli ultimi 35-36 anni. Non proprio una questione di dettagli. “Io personalmente sono più cattivo”, ha però aggiunto il Papa: “Io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora... questa non è la mamma di Gesù e queste presunte apparizioni non hanno tanto valore”, ha chiarito il Pontefice togliendo così ogni alone di mistero sulle sue precedenti frasi riguardanti la “Madonna postina”. Quando ne parlò la prima volta, pochi mesi dopo l’elezione in un’omelia a Santa Marta, fu detto che non era il caso di collegare quelle parole a Medjugorje.

     

Le aperture del vescovo delegato

Se, comunque, “il rapporto più o meno dice che si deve continuare a investigare”, Francesco ha voluto spostare l’attenzione su un altro elemento, “il nocciolo vero e proprio del rapporto-Ruini”, e cioè “il fatto spirituale, il fatto pastorale, gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita”. E questo, ha aggiunto Bergoglio, “non si può negare”. Non è solo il conteggio numerico dei (tanti) pellegrini che quotidianamente salgono sulla collinetta, ma anche l’alto numero di conversioni che si sono verificate dopo un viaggio nel villaggio balcanico. Il Papa a questo si riferisce – e su questo insiste da anni anche uno dei suoi più fidati consiglieri, il cardinale Christoph Schönborn – e per questo ha inviato mesi fa l’arcivescovo polacco Henryk Hoser. Che non ha solo il compito di mettere d’accordo il vescovo (del tutto contrario alla veridicità delle apparizioni e contestatore del lavoro della commissione presieduta da Ruini – “Sebbene talvolta si sia detto che le apparizioni dei primi giorni potrebbero essere ritenute autentiche e che poi sarebbe sopraggiunta una sovrastruttura per altri motivi, in prevalenza non religiosi, questa curia ha promosso la verità anche riguardo a questi primi giorni”, ha detto solo due mesi fa mons. Ratko Peric) con i francescani che guidano la parrocchia e sono invece di parere opposto. “Adesso – ha detto il Pontefice – per vedere le cose con tutti questi dati, con le risposte che mi hanno inviato i teologi, si è nominato questo vescovo, bravo perché ha esperienza, per vedere la parte pastorale come va. E alla fine si dirà qualche parola”. Mons. Hoser la sua l’ha già detta, sottolineando che “a Medjugorje la gente arriva alla sorgente, sazia la sua sete del sacro: la sete di Dio, di preghiera. La gente qui sente la presenza del divino, anche per mezzo della santa Vergine Maria”. Parole non proprio in linea con quelle della diocesi né con la diffidenza che il Papa ha detto di nutrire – seppur a titolo personale – verso le ultime apparizioni. “Penso che Medjugorje sia già nella linea dritta della nuova evangelizzazione, le cifre lo provano”, diceva lo scorso aprile mons. Hoser, rimarcando la “fertilità” di quel luogo: 610 vocazioni sacerdotali e religiose che hanno avuto origine lì, 37 milioni le comunioni impartite. Senza tralasciare le realtà (diverse decine) sorte dopo le prime apparizioni che operano in ambito caritativo. La soluzione non è dietro l’angolo e mentre “i bravi teologi” lavorano al caso, restano le parole del Papa: “Chi pensa che la Madonna dica ‘Venite che domani alla tale ora dirò un messaggio a quel veggente, [questo] no’”.

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.