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Il Papa davanti al muro che separa Messico e Stati Uniti: "La migrazione forzata è una tragedia umana"

Ultima tappa in Messico del Papa, che nel primo pomeriggio atterrerà a Roma: la messa a Ciudad Juárez, la città posta al confine tra gli Stati Uniti e il Messico. Prima della celebrazione eucaristica, Francesco si è soffermato in silenzio, pregando, davanti alla rete metallica che separa i due paesi.

18 Febbraio 2016 alle 09:58

Il Papa davanti al muro che separa Messico e Stati Uniti: "La migrazione forzata è una tragedia umana"

Francesco in preghiera davanti alla frontiera che separa Messico e Stati Uniti (LaPresse)

Roma. Era l'ultima tappa del viaggio in terra messicana, ed era la più attesa. La messa –preceduta dalla visita al Penitenziario Cereso n.3 – celebrata davanti ad almeno quattrocentomila persone nella zona fieristica di Ciudad Juárez , la città al confine con gli Stati Uniti nota nel mondo per il suo incredibile tasso di omicidi in rapporto alla popolazione, di bande criminali presenti sul territorio e di donne scomparse nel nulla. Prima della celebrazione eucaristica, Francesco si è soffermato in silenzio, pregando, davanti alla rete metallica che separa i due paesi e che ogni anno migliaia di messicani tentano di valicare per raggiungere il Texas. Nell'omelia, Bergoglio ha chiesto "il dono delle lacrime", chiediamogli che possiamo avere il cuore aperto come i Niniviti al suo appello nel volto sofferente di tanti uomini e donne. Mai più morte e sfruttamento! C’è sempre tempo per cambiare, c’è sempre una via d’uscita e c’è sempre un’opportunità, c’è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre".

 

La migrazione è stata al centro della riflessione del Pontefice: "Non possiamo negare la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone, sia in treno, sia in autostrada, sia anche a piedi attraversando centinaia di chilometri per montagne, deserti, strade inospitali. Questa tragedia umana che la migrazione forzata rappresenta, al giorno d’oggi è un fenomeno globale. Questa crisi, che si può misurare in cifre, noi vogliamo misurarla con nomi, storie, famiglie. Sono fratelli e sorelle che partono spinti dalla povertà e dalla violenza, dal narcotraffico e dal crimine organizzato. A fronte di tanti vuoti legali, si tende una rete che cattura e distrugge sempre i più poveri. Non solo soffrono la povertà, ma devono anche patire tutte queste forme di violenza. Ingiustizia che si radicalizza nei giovani: loro, come carne da macello, sono perseguitati e minacciati quando tentano di uscire dalla spirale della violenza e dall’inferno delle droghe. E che dire di tante donne alle quali hanno strappato ingiustamente la vita?".

 

[**Video_box_2**]"Qui a Ciudad Juárez – ha aggiunto Francesco – come in altre zone di frontiera, si concentrano migliaia di migranti dell’America Centrale e di altri Paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare 'dall’altra parte'. Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del traffico umano, della tratta di persone".

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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