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Al Gore e la libertà di stampa

Una domanda troppo scomoda per il campione di libertà Al Gore.

19 Ottobre 2009 alle 17:17

Dopo ben quattro anni lontano da domande scomode, quattro anni però passati sempre sul pulpito delle prediche catastrofiste senza mai dare la possibilità di replica, Al Gore pochi giorni fa ha accettato di partecipare a una sorta di conferenza stampa in cui avrebbe risposto a tutte le domande dell'associazione dei giornalisti ambientali, la Society of Enironmental Journalists.

A quell'incontro c'era anche, come membro effettivo dell'associazione, Phelim McAleer, regista di "Not evil just wrong", il controdocumentario che critica molte delle "verità" di "Una scomoda verità", pellicola che è valsa l'Oscar all'ex vicepresidente americano. McAleer, come potete vedere nel video qua sotto, a un certo punto ha chiesto la parola e, ottenutala, ha domandato ad Al cosa pensasse dei "nove importanti errori" che un giudice inglese ha individuato nel suo film, tanto da vietarne la proiezione nelle scuole inglesi. Gore abbozza, grattandosi nervosamente il naso durante la domanda, e risponde rigirando la frittata e dicendo che nelle scuole invece il suo film è stato fatto vedere.

McAleer insiste, chiedendo al premio Nobel di entrare nel merito, volendo sapere se Al farà qualcosa per riparare a quegli errori. Che succede a quel punto? McAleer viene circondato da due energumeni che lo invitano fisicamente a tacere, la telecamera inquadra uno dei responsabili dell'associazione di giornalisti che, rivolto alla sala regia, dice: "Kill the mic!", "spegnigli il microfono". Detto, fatto: McAleer non ha più voce, e Al può continuare a non rispondere alle non-domande degli altri giornalisti. Quando l'imbarazzo di un politico vale più della libertà di stampa.

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