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Le femministe cacciano dall'università la star del femminismo Agacinski

Alla filosofa francese è stato impedito di tenere una conferenza all’ateneo di Bordeaux. La gauche la accusa di “omofobia” per la sua opposizione alla procreazione assistita e all'utero in affitto. Chi c’è dietro la mobilitazione

25 Ottobre 2019 alle 17:10

Le femministe cacciano dall'università la  star del femminismo Agacinski

Sylviane Agacinski (via Wikimedia)

Parigi. Fate tacere quella “celebre omofoba”. Giovedì sera, Sylviane Agacinski, filosofa e femminista francese che da anni viene perseguitata dalla gauche per la sua opposizione alla Pma (procreazione medicalmente assistita) e alla Gpa (utero in affitto), avrebbe dovuto tenere una conferenza intitolata “L’essere umano nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” all’Università Bordeaux Montaigne, ma di “fronte alle minacce violente” di una serie di gruppi e collettivi radicali di sinistra la direzione dell’ateneo è stata costretta ad annullare tutto. “Non possiamo assicurare la sicurezza dei luoghi e delle persone, né le condizioni di un dibattito vivace ma rispettoso”, ha scritto la direzione dell’università bordolese sul sito internet. Una resa intellettuale che la dice lunga sullo stato del dibattito delle idee francese. La Agacinski, con gran classe, ha detto di non avere intenzione di “fare la vittima”, pratica in cui i suoi avversarsi ideologici, invece, eccellono.

   

La star del femminismo francese, autrice di saggi di rilievo come “Corps en miettes” e “Le tiers-corps”, ha tuttavia sottolineato di non aver “mai visto nulla di simile” in vita sua. “Questo clima di intimidazione è recente. C’è una forma di terrore intellettuale che altera gravemente lo stato del dibattito pubblico. È diventato molto difficile dibattere in Francia”, ha aggiunto. Lo scorso aprile, un episodio simile si era verificato con il filosofo Alain Finkielkraut nel tempio dell’élite parigina, Sciences Po, a causa di un gruppo di studenti di estrema sinistra che voleva impedirgli di entrare al grido di “razzista” e “fascista”. La conferenza di Finkie, a differenza di quella della Agacinski, si era potuta tenere, ma soltanto in presenza della polizia, obbligata a scortare l’accademico per entrare e uscire dalla scuola.

   

Ma chi c’è all’origine della mobilitazione che ha portato all’annullamento del discorso di Agacinski a Bordeaux? Il sindacato goscista Solidaires étudiant-e-s di Bordeaux e varie associazioni pro Lgbt, Grrr, Riposte Trans, Mauvais Genre-s e WakeUp!. “L’Università Bordeaux Montaigne invita una celebre omofoba per parlare di Pma/Gpa”, si legge nel comunicato congiunto, che ha spinto “gli studenti e le studentesse a mobilitarsi contro la venuta di questa conferenziera nel loro luogo di studio”. “In un contesto di omofobia e di transofobia senza complessi (media, manifestazioni anti Pma, aggressioni, rifiuto della Pma alle persone transessuali), è pericoloso e incosciente che l’Università offra un palco a una persona dai discorsi degni della Manif pour Tous”, hanno scritto i firmatari, dopo aver qualificato le posizioni di Sylviane Agacinski come “reazionarie, transofobe e omofobe”.

  

“Siamo ancora in democrazia?”, si è chiesto l’eurodeputato dei Républicains François-Xavier Bellamy, manifestando la sua indignazione nel vedere che a “un’intellettuale riconosciuta” come la Agacinski sia “impedito di esprimersi in un’università, perché milita da molto tempo contro la mercificazione dei corpi”. CoRP, il collettivo per l’abolizione della maternità surrogata di cui l’autrice de “L’homme désincarné” (il suo ultimo saggio) fa parte, ha parlato di “violazione della libertà d’espressione, che giustificherebbe una reazione da parte dei poteri pubblici”. Ma per ora, a regnare è soltanto il silenzio.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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