Un'immagine del gay Pride di Milano (foto LaPresse)

Dopo le unioni civili la filiazione omosessuale. La rivoluzione antropologica prosegue

Assuntina Morresi

A Pordenone la Asl rifiuta ad una coppia gay l'accesso alla fecondazione artificiale. La Consulta dovrà pronunciarsi nuovamente sulla legge 40. Ecco il Mondo Nuovo dove per essere genitori non è necessario generare un bambino

Di nuovo la Corte Costituzionale è chiamata a pronunciarsi sulla legge 40, che regola la procreazione assistita: stavolta è il tribunale di Pordenone ad interpellarla, mettendo in discussione la costituzionalità dei criteri di accesso alla fecondazione artificiale, quando prevedono che solo le coppie eterosessuali possano usufruirne.

Il caso in questione riguarda due donne omosessuali a cui l’Azienda Sanitaria di competenza, a Pordenone, aveva rifiutato questo tipo di percorso; la coppia si è allora rivolta al tribunale, che a sua volta ha posto il quesito alla Consulta.

 

Al di là del merito strettamente giuridico, relativo agli articoli della nostra Costituzione e della Cedu (Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali) chiamati in causa, va detto innanzitutto che non si tratta certo di un fulmine a ciel sereno: era evidente che dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili si sarebbe passati alla filiazione delle coppie omosessuali.

 

Come è accaduto in tutto il mondo – e non si capisce per quale motivo in Italia sarebbe dovuta andare diversamente – il matrimonio gay e forme similari come quella italiana, sono il passo necessario per il riconoscimento della genitorialità omosessuale, che può avvenire, ovviamente, solo mediante fecondazione assistita e adozione. E’ l’eguaglianza nella genitorialità l’ultimo passo per l’annullamento della differenza sessuale, che segna l’ingresso definitivo nel Mondo Nuovo, dove per essere genitori non è necessario generare un bambino (e quindi essere necessariamente in due, un maschio e una femmina), ma firmare un contratto, di solito un consenso informato per procedure di procreazione assistita, dove si mette nero su bianco l’intenzione di crescere un bambino. Se quel che conta è l’intenzione, due uomini, due donne, o un uomo e una donna pari sono. Ma anche una singola persona, oppure più di due, come è possibile ad esempio in California dal 2013, dove un giudice può decidere che un minore, in nome del suo massimo interesse, possa avere anche tre genitori.

 

E se cambia la natura dei rapporti umani fondanti - padre-madre-figli - cambia il mondo, e ne inizia uno Nuovo dove non ci sono più mamma e papà ma un numero imprecisato di “figure genitoriali”, biologiche, sociali, legali, genetiche, in quella che viene spesso chiamata “riproduzione collaborativa”. Con tutto quel che ne consegue.

 

D’altra parte le pressioni per quest’ultimo passo - il riconoscimento della filiazione per coppie omosessuali - sono state continue, enormi e diffuse, dal fronte mediatico a quello amministrativo locale: è solo di qualche settimana fa l’iniziativa di alcuni sindaci che hanno firmato certificati di nascita di bambini italiani, da cui risulta che hanno due madri e nessun padre. Con un atto amministrativo si supera cioè anche la stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner, formalmente non consentita per coppie omosessuali ma sostanzialmente sdoganata proprio dalla legge sulle unioni civili; se nell’atto di nascita sono due donne ad essere dichiarate genitori, lo saranno a tutti gli effetti di legge, anche per parentele ed eredità. E nessuno, finora, ha negato la validità di questi atti, a partire dalla principale autorità competente in materia, cioè il Ministro degli Interni, che ancora non si è pronunciato in merito.

 

In attesa della risposta della Consulta, un’ultima considerazione: non basta un contratto di governo a fermare la rivoluzione antropologica. Il patto fra i pentastellati e la Lega non prevede iniziative sulle questioni cosiddette eticamente sensibili, ma ciò ovviamente non basta per evitare che i fatti accadano, e che le conseguenze delle leggi approvate si realizzino. È nei fatti la necessità di prendere posizione pubblica e assumere decisioni su tutto questo, ma non solo: cercare e rivendicare il silenzio della politica, in queste condizioni, equivale pericolosamente a un tacito assenso.