Vincenzo Schettini (Ansa)
bandiera bianca
Il caso del prof Schettini ci dice qualcosa sugli studenti italiani
L'insegnante, titolare del seguitissimo canale social “La fisica che ci piace”, è accusato da un alunno di utilizzare le ore di lezione per girare i video scientifici da caricare sui suoi profili. Ma a incuriosire di più è il comportamento dei suoi alunni
Dunque, c’è questo professor Schettini, della cui esistenza ho fatto a meno fino a oggi, che è titolare di un seguitissimo (ma non da me) canale social che si intitola “La fisica che ci piace”. Da una parte ci sono alcuni suoi alunni, in realtà soltanto uno e per giunta anonimo, il quale, lungi dall’esserne un fan, accusa detto professor Schettini di avere utilizzato ore di lezione per creare setting in cui girare con gli studenti dei video scientifici da caricare online. Dall’altra parte ci sono altri suoi alunni, stavolta con nomi e cognomi, i quali, lungi dall’accusarlo, ne sono fan perciò scrivono una lettera aperta volta a rivendicare l’umanità e l’empatia del docente. Del caso specifico del professor Schettini non ho capito nulla (come, d’altronde, della fisica), se non che è volgare parlarne, come di tutti i fenomeni che nascono e muoiono sui social. Mi incuriosiscono di più i suoi alunni: ma come, la scuola italiana è impegnata da decenni nello sforzo di escogitare nuovi stratagemmi didattici che risultino più coinvolgenti, che sottopongano a compiti di realtà, che restino al passo con le nuove tecnologie, e loro cosa fanno? Se sono contrari al professor Schettini, protestano perché pretendono di imparare la fisica a memoria dal manuale come se fosse il 1889; se sono favorevoli al professor Schettini, non trovano di meglio che alzarsi sul banco a dire “O capitano, mio capitano” come se fosse il 1989. Certo che, in Italia, gli studenti sono vecchissimi.