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Bandiera Bianca

In Inghilterra si paga anche per salutare un caro all'aeroporto

Antonio Gurrado

Accusati di monetizzare perfino sugli affetti, i gestori degli aeroporti inglesi hanno replicato che il loro obiettivo è soltanto di salvaguardare l’ambiente, limitando il ricorso a veicoli privati in favore dei mezzi pubblici. Come tutte le iniziative disumane, anche questa è mossa da un nobile ideale

Napoleone non aveva tutti i torti, quando diceva che l’Inghilterra è una nazione di bottegai: ulteriore conferma deriva dalla scoperta che sia l’unico paese al mondo, a quanto pare, a prevedere un pagamento per i saluti all’aeroporto. Non stiamo parlando dell’evenienza che io, o qualsiasi altro utente, mi presenti all’aeroporto per abbracciare passeggeri a caso, anche contro la loro volontà, potendo scegliere i miei preferiti in base alla tariffa che verso; quanto piuttosto del fatto che numerosi aeroporti d’oltremanica – Heathrow e Gatwick su tutti – prevedano un costo fra le otto e le dieci sterline per cinque minuti di sosta nell’area di parcheggio per le partenze, che possono aumentare di una sterlina ogni sessanta secondi fino al raggiungimento della soglia massima di minuti dieci.

Humphrey Bogart, per salutare Ingrid Bergman, avrebbe speso dodici sterline e, probabilmente, non avrebbe inaugurato una bella amicizia. Nel resto del mondo la fermata rapida per accompagnare qualcuno, dirgli ciao o dirgli addio è abitualmente gratuita: in Italia, di solito, è garantito un quarto d’ora per l’ultimo caffè insieme o per la reiterazione parossistica della domanda: “Sei sicuro di avere preso tutto?”. Di fronte all’accusa di monetizzare perfino sugli affetti, e rendere a pagamento momenti che possono essere strazianti, i gestori degli aeroporti inglesi hanno replicato che il loro obiettivo è soltanto di salvaguardare l’ambiente, limitando il ricorso a veicoli privati in favore dei mezzi pubblici. Come tutte le iniziative disumane, anche questa è mossa da un nobile ideale.

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