bandiera bianca

Apparenze e inganni

Antonio Gurrado

Il ragazzo col fedora fotografato il giorno del furto al Louvre e il giovane falsario di Strambino sono due specchi di noi stessi: metafore di un mondo adulto che finge di essere ciò che non è

Sono due modelli contrapposti, il quindicenne del Louvre e il diciassettenne di Strambino. Il primo è diventato virale, come si dice oggi, comparendo per puro caso in una foto durante le indagini immediatamente successive al furto di gioielli nel museo parigino, poiché si trovava in mezzo ai poliziotti e indossava una giacca elegante, un gilet e un fedora; l’altro ha avuto meno successo e anzi avrebbe preferito non assurgere agli onori delle cronache, essendo stato intercettato dalle forze dell’ordine che nel Canavese gli hanno trovato nello zaino un perfetto minikit da falsario, con circa duecento perfette repliche di banconote da venti euro.

Wordsworth diceva che il fanciullo è padre dell’adulto e, in effetti, le storie estreme e surreali di questi due adolescenti dicono molto su noialtri che crediamo davvero di essere cresciuti. Il quindicenne del Louvre è il nostro animo prono all’apparenza, convinto che la nostra irripetibile identità si costruisca attraverso gli accessori – anche se, a quanto leggo, gli indumenti glieli scelgono i genitori – e ormai del tutto prigioniero dell’immaginario: perciò, guardando la sua foto, ci siamo ridotti a pensare che potesse trattarsi di un ladro gentiluomo, di un misterioso detective, di un Lupin IV o di uno Sherlock Holmes redivivo. Il diciassettenne di Strambino, bontà sua, si stava invece facendo gli affari propri: incarna il nostro animo egoista ma concreto, che si industria a trarre vantaggio da quanto ha imparato a fare mentre spera di non essere mai scoperto, andando su e giù da casa a scuola con un segreto nascosto nello zaino. Entrambi fingono di essere ciò che non sono, ma solo uno dei due è sincero con sé stesso; il vero falsario, alla fin fine, è il ragazzo del Louvre.