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di Antonio Gurrado

Mascherine o succedanei. A proposito del nuovo decreto della Regione Lombardia

Le ultime scelte di Fontana sulle precauzioni da adottare quando si esce di casa
di
6 APR 20
Immagine di Mascherine o succedanei. A proposito del nuovo decreto della Regione Lombardia

foto LaPresse

Avrei tante di quelle cose da dire, sulla nuova ordinanza in cui la Regione Lombardia – dopo sei pagine di preamboli, di visto questo e visto quest’altro, di vista la legge e visto il decreto, di considerato l’evolversi, di preso atto che ai sensi, di ritenuto pertanto, di preso atto e di dato atto – partorisce l’idea che, ogniqualvolta ci si rechi fuori dall’abitazione, vanno adottate tutte le misure precauzionali consentite e adeguate, utilizzando la mascherina o, in subordine, qualunque altro indumento a copertura di naso e bocca, che sia sciarpa o pashmina o foulard o sembiante stilizzato di Dalì direttamente da “La casa di carta”. Talmente tante di quelle cose da dire.
Tuttavia – dopo averci pensato bene, vista la perplessità di Sala e Borrelli e visto il tardivo decidersi della Regione al riguardo; considerato l’evolversi della sparizione delle mascherine e del relativo sciacallaggio; preso atto che ai sensi dei dati di fatto le mascherine differiscono molto fra loro e soprattutto non hanno niente a che vedere con foulard e pashmine; ritenuto un colpo di fortuna che non sia stato disposto l’obbligo di recarsi fuori dall’abitazione indossando un cappello da mago o la divisa da majorette; preso atto che il governatore della Regione nutre una predilezione smaniosa per le mascherine suddette e dato atto che in effetti la prudenza non è mai troppa – ho deciso che, se e quando uscirò, lo farò indossando un bavaglio, che è comunque un indumento consentito e adeguato alla copertura delle vie respiratorie, col vantaggio aggiuntivo che non mi fa dire nulla, che è meglio.

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