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L'errore di spiegare l’anno nuovo col secolo vecchio

I parallelismi facili tra il sovranismo di oggi e il fascismo di ieri non ci aiuteranno a comprendere la nostra epoca

1 Gennaio 2019 alle 15:47

L'errore di spiegare l’anno nuovo col secolo vecchio

Adolf Hitler e Benito Mussolini a Berlino nel 1937 (foto LaPresse)

Il ’19, che nel Novecento fu l’anno del programma di San Sepolcro e delle prime incursioni dei manipoli, darà adito a facili parallelismi fra i nostri tempi e quelli che un secolo fa segnarono le origini del fascismo. Scrutando nell’oggi le repliche degli episodi di ieri, il paragone potrebbe tuttavia rivelarsi poco saggio per due motivi.

 

Primo, perché ridurrebbe salvinismo e grillismo a copie imperfette del fascismo, approssimativi mostriciattoli o parodie. È purtroppo il modo migliore per sottostimarli, offrendo loro la facile scappatoia di rimarcare le differenze con l’originale e la propria innocuità al confronto: volete mettere la Nutella con l’orbace, volete mettere Casalino con Starace?

 

Secondo, perché il principale pericolo del populismo nostrano sta nella sua novità, nel non poter essere inscatolato in un precedente storico tramite cui affrontarlo e debellarlo. Ora, uno dei motivi per cui il fascismo ebbe successo in Italia e fu esportato all’estero nel Novecento, fu proprio che proponeva un modello innovativo che non si riusciva a comprendere né a combattere finché ci si basava sui principii tradizionali della politica: infatti li travolse e li spazzò via, proprio come si propongono di fare i nostri populisti, tanto che per sopravvivere l’occidente ebbe bisogno di riscrivere radicalmente il senso di diritti e libertà con la Carta atlantica. Nel 2019 ci aspettano le Europee più decisive della storia e una politica sensata saprebbe accorgersi di quanto sia controproducente tentare di spiegare l’anno nuovo col secolo vecchio.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    02 Gennaio 2019 - 00:12

    Il massimo del controproducente è nel tentativo, istintivo, umano, comprensibile, di "spiegare" i processi mentali che producono i nostri comportamenti e costumi. L’unica spiegazione, che non spiega niente in dettaglio è quella relativa all’istinto di sopravvivenza, desto in ogni sua accezione, consustanziale alla natura umana. Può suonare semplice. Ma niente è più terribilmente complesso, complicato, contraddittorio del semplice. Infatti ci giriamo intorno da millenni e al massimo ne escono dotte disquisizioni sul passato. Sgambettiamo con moto circolare. Sempre corsi, mai raggiunsi il fine. Il bello è che è bene sia così.

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  • mauro

    01 Gennaio 2019 - 22:10

    Nella canzoncina del quartetto Cetra si raccontava che nel 1919 le signore andavano all'opera vestite di voile e di chiffon. A chiunque legga il Foglio, senza grandi conoscenza di storia viene raccontato che nel 1919 ci furono le prime incursioni dei manipoli. Senza spiegare perchè quell'anno, il primo del cosidetto biennio rosso, ci furono le incursioni dei manipoli, formati per lo più da ex militari che avevano combattuto nella guerra appena finita stufi di essere vilipesi e aggrediti dai "rossi". Certo, anche se nell'articolo si parla di fascismo, di orbace, non ci si può mettere dentro l'intera storia. Solo che le omissioni a sfavore della storia del fascismo raccontata dai media sono una regola fissa. Regola che va di pari passo con l'abolizione di ogni onestà intellettuale.

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