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Chi critica Silvia Romano non ha capito cosa vuol dire essere italiani

I commenti belluini al rapimento della cooperante in Kenya fanno capire quanto poco siano patriottici i sedicenti patrioti che berciano al grido “prima gli italiani!”

23 Novembre 2018 alle 19:18

Chi critica Silvia Romano non ha capito cosa vuol dire essere italiani

Silvia Romano (foto Facebook)

I commenti belluini al rapimento di Silvia Romano in Kenya mi hanno fatto capire quanto poco siano patriottici i sedicenti patrioti che berciano al grido “prima gli italiani!”. Sintetizzando, senza voler emulare Gramellini, la loro posizione più civile è che non vogliono sborsare soldi in tasse per pagare il riscatto di una donna che è andata ad aiutare gli africani anziché restare a dare una mano ai poveri di casa nostra. Se non che, nei secoli scorsi, il patriottismo italiano si è sviluppato seguendo due direttrici che loro dimenticano. Una è quella della supremazia o quanto meno del privilegio di essere italiani, un primato morale e civile che va esportato per il bene del mondo: è il principio che, benché distorto, animò il colonialismo sotto Crispi e l’imperialismo fascista più ingenuo; ed è lo stesso principio che, lucidato a dovere, ci fa essere orgogliosi dell’esportazione dell’eccellenza italiana a ogni latitudine (con qualche problema per Dolce & Gabbana in Cina ma vabbe’). L’altra direttrice è quella della vocazione a liberare e a beneficiare gli altri popoli poiché noi italiani, da sempre calpesti e derisi, abbiamo a più riprese avuto bisogno di essere aiutati a nostra volta: è il principio che portò Benedetto Cairoli a tenersi le mani nette mentre le altre nazioni si spartivano territori di conquista e che condusse i soldati della prima guerra mondiale a combattere l’Austria per consentire ai serbi di venirne liberati come ce ne eravamo liberati noi; ed è lo stesso principio che, declinato in infiniti modi, ha consentito agli italiani di rendere casa propria ogni angolo del mondo. Dunque la spinta a partire e a portare all’estero ciò che sappiamo fare e ciò che possiamo dare è una caratteristica talmente intrinseca della nostra nazione che, forse, quelli che criticano una volontaria per non essere rimasta dalla mamma e quelli che non sono disposti a scucirsi le tasche per contribuire non hanno capito bene cosa significhi essere italiani. Sanno solo che vogliono venire prima loro.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    25 Novembre 2018 - 20:08

    Considerazioni vere. Ma è anche un fatto che in pochi anni il mondo sia cambiato di molto e sempre più velocemente, tanto che in molti paesi a noi prossimi o anche turisticamente consueti oggi c'è da farci un pensierino serio ad avventurarcisi. Il globalismo migratorio ha creato un'apparente brodaglia multiculturale che per reazione ha stimolato il radicalizzarsi delle mentalità, culture e religioni di ogni popolo e nazione, determinando legittime diffidenze verso lo straniero, che solo i rimbecilliti laikisti, terrorizzati dal ritrovarsi disarmati apolidi culturali e dispersi mentali, cercano di demonizzare sparando di xenofobie, populismi e sovranismi, mentre è solo attaccamento alla propria identità nazionale. Se perfino in Francia i giudici cominciano a giustificare un pakistano pluristupratore accreditandogli l'innocente legittimità di ritenersi un normale cacciatore di femmine secondo la sua mentalità (coranica?)… significa prepararsi a farci sgozzare tutti. E' così, o no?!

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  • Beresina

    Beresina

    24 Novembre 2018 - 18:06

    D'accordo sulla difesa di Silvia Romano, che speriamo venga liberata presto anche a costo di pagare qualcosa (per una volta soldi spesi bene), ma che c'entrano i soldati italiani che avrebbero combattuto per permettere alla Serbia di liberarsi dall'Austria? La Serbia oltretutto era indipendente e vole va in realtà annettersi la Bosnia (e negli anni 90 noi abbiamo appoggiato i bombardamenti contro una Serbia che voleva di nuovo controllare la Bosnia). E' la prima volta che sento una tale assurda esaltazione dell Grande Guerra.

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    24 Novembre 2018 - 13:01

    Che confusione ovvero che macedonia:"made in Italy","Eroitaly", "Italy first" "la prima guerra mondiale", "ma lei non sa chi siamo noi italiani".....e i Carbonari dove li ha messi?, dimenticati. Luther King, e la laica religio Pace ( Sofri) ieri, oggi "May way that's Italia". Una persona che aveva scelto gli studi per mediatrice culturale (bene) e di andare tra i bambini nel Kenia (bene); immagino avesse saputo anche del rischio cui andava incontro (probabilità alta laggiù, "eoni" or sono ricordo ancora Jomo Keniatta e nonostante questo primo presidente si lotta ancora tra fazioni). Si deve semplicemente sperare per la ragazza una soluzione felice, senza scomodare inutile "cose nostre" (tipo che significa essere italiani), cose di altri (il prete Luther e la sua battaglia nel contesto razzista americano) e cose così globali e in ultima istanza "religiosa" come la Pace nel mondo.

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  • luigi.desa

    24 Novembre 2018 - 10:10

    Grande Italia .Anche noi abbiamo i nostri dottor Albert Schweitzer. luigidesantis

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