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Le verità che non si possono dire ai giovani italiani che non vogliono diventare adulti

Dal calcetto ai bamboccioni: benvenuti nel paese dove tutti strillano indignati

29 Marzo 2017 alle 15:40

Le verità che non si possono dire ai giovani italiani che non vogliono diventare adulti

Dice che un giovane trova lavoro più facilmente giocando a calcetto che spedendo curriculum a capocchia e be' sì in effetti, se ci penso, quando a vent'anni cercavo lavoro il battage curricolare non è servito quanto un paio di incontri fortuiti in cui l'opportunità ha incrociato la preparazione. Ma in Italia tutti si sono messi a strillare perché i giovani, i giovani vengono vilipesi e diseducati da una verità del genere, che pertanto non si può dire. Dice che un giovane che resta in Italia non è per forza più scemo di quelli che vanno all'estero e be' sì in effetti, se ci penso, avendo lavorato sia in patria sia fuori posso testimoniare che ci sono tanti pistola lì quante persone brillanti qui. Ma in Italia tutti si sono messi a strillare perché i giovani, i giovani vengono umiliati e offesi da una verità del genere, che pertanto non si può dire.

  

 

Dice che se a ventott'anni non sei laureato un po' sfigato lo sei e be' sì in effetti, se ci penso, a ventott'anni ero già un disoccupato col dottorato mentre impiegare nove anni per una laurea triennale, se non si hanno impedimenti gravi in una nazione in cui pochi studenti lavorano, è un tantino eccessivo. Ma in Italia tutti si sono messi a strillare perché i giovani, i giovani vengono derisi e traumatizzati da una verità del genere, che pertanto non si può dire. Dice che in Italia siamo fermi al posto fisso nella città di mamma e papà e be' sì in effetti, se ci penso, io me ne sono andato a diciassette anni e guardo con curiosità antropologica i quarantenni che non accettano il trasferimento in altra regione se pure ciò comporta un posto fisso. Ma in Italia tutti si sono messi a strillare perché i giovani, i giovani quarantenni vengono scossi e devastati da una verità del genere, che pertanto non si può dire.

 

Dice che bisogna incentivare i giovani a uscire di casa perché restano coi genitori fino a età inverosimili e be' sì in effetti, se ci penso, so io quanti ne conosco che lasciano la mamma solo per trasferirsi dalla moglie salvo poi eventualmente tornare dalla mamma. Ma in Italia tutti mettono sempre a strillare perché i giovani, i giovani sono la scusa più infallibile per una nazione che non vuole diventare adulta.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    29 Marzo 2017 - 19:07

    se fossimo nell'eldorado chiamato America , il giornalista che ha scoperto che la ministra ha elaborato la tesi di laurea con il copia incolla ( me sventurato per l'argomento della mia tesi - anni '60- l'assistente del prof doveva attraverso la biblioteca di facoltà acquistare all'estero i testi ,in Italia c'era solo il testo famoso del Krafft-Ebing ) si sarebbe cuccato il premio Pulitzer. Chi cià il pane non ci ha i denti e chi cià i denti compra il Fatto

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    29 Marzo 2017 - 17:05

    Siamo noi,che assistiamo alla difesa a oltranza del Ministro su questo giornale a alzare bandiera bianca sul fronte politico : ministro gaffeur a ogni fiato emesso(*); altra ministra ( giovine) che trucca con 4000 parole(copia e incolla) la tesi di laurea, e come Lei il caso (lo chiamerei con un altro termine per la ministra) la fa incontrare con uno che conta (Veltroni) e senza avere la contropartita della competenza(dimostrata da ministro); un altra ministra ( autodiplomata di laurea e dal congiuntivo difficile) che chiede con lettera 25000 assunzioni di insegnanti (giocatori di calcetto?) e senza la minima motivazione di ricaduta sull'efficienza e efficacia. Egregio, altro che il politicamente corretto sui "poveri giovani", bisognerebbe intervenire sui "poveri ministri" citati sopra: l'esempio sarebbe un potente viatico, molto più potente del giocare al calcetto. (*)mio commento "Su il lavoro e il calcetto Poletti ha detto..." sul perchè il Ministro ha sbagliato, ma censurato)

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