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Le bufale, gli attentati e la nostra difficoltà a distinguere il falso dal vero

Un’indagine di Blandine Le Cain sul Figaro passa in rassegna tutte le bufale corse stamane sui più disparati mezzi di comunicazione a seguito dell’attacco a Bruxelles. Non possiamo più sentirci sicuri da nessuna parte, neppure online per capire che cosa sta succedendo veramente.

22 Marzo 2016 alle 18:06

Le bufale, gli attentati e la nostra difficoltà a distinguere il falso dal vero

Foto LaPresse

Un’indagine di Blandine Le Cain sul Figaro passa in rassegna tutte le bufale corse stamane sui più disparati mezzi di comunicazione a seguito dell’attacco a Bruxelles. Riprese russe del 2011 sono state spacciate per video dell’esplosione di Zaventem.

 

 

La notizia di una terza deflagrazione era dovuta a lavori di sminamento in rue de la Loi. Libération ha trasformato il rafforzamento dei controlli delle frontiere in chiusura totale. Su Twitter, la notizia di una sparatoria nel centro di Bruxelles si è sgonfiata in pochi minuti. Un video bielorusso del 2011 è stato spacciato per riprese dell’attentato nella stazione metro di Maelbeek, esattamente come alcune immagini risalenti agli attentati di Madrid del 2004.

 

 

La fretta e la necessità di dover riempire le notizie di contenuti multimediali hanno partorito questi mostriciattoli dovuti un po’ all’agitazione un po’ alla superficialità. Quasi cent’anni fa, nella battaglia di Ypres, i tedeschi lanciarono per la prima volta l’iprite, che loro chiamavano Gelbkreuzkampstoffl; era una maniera di far capire ai nemici che col gas non attaccavano solo la loro persona ma anche l’ambiente in cui vivevano, quindi che non ci si poteva più sentire sicuri da nessuna parte. Ora siamo all’inevitabile aggiornamento: una rete che recluta terroristi soprattutto online è favorita anche dall’istantanea capillare diffusione di notizie che possono tradirci, facendoci capire che oltre a non poterci più sentire sicuri da nessuna parte non possiamo nemmeno star certi di ciò che è vero e di ciò che è falso. Dobbiamo rassegnarci anche a questo sgretolamento.

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