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I pezzi (introvabili) del puzzle jihadista in Europa

“Siamo ancora lontani dall’aver terminato il puzzle”, ha detto ieri Frederic Van Leeuew, il procuratore federale belga che gestisce l’inchiesta sugli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, durante la prima conferenza stampa con il suo collega di Parigi, François Molins, dopo l’arresto di Salah Abdeslam.

22 Marzo 2016 alle 09:51

I pezzi (introvabili) del puzzle jihadista in Europa

Bruxelles, due esplosioni alll'aeroporto di Zaventem: il fumo esce dallo scalo (LaPresse)

Bruxelles. “Siamo ancora lontani dall’aver terminato il puzzle”, ha detto ieri Frederic Van Leeuew, il procuratore federale belga che gestisce l’inchiesta sugli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, durante la prima conferenza stampa con il suo collega di Parigi, François Molins, dopo l’arresto di Salah Abdeslam. “Stiamo cercando altre persone”, ha spiegato Van Leeuew, dopo che la polizia ha emesso un nuovo mandato di cattura nei confronti di Najim Laachraoui, uno dei complici di Abdeslam. Se la sbornia dell’arresto di Salah ha permesso al Belgio di salvare l’onore, il male dello jihadismo e delle sue complicità continuano a affliggere il paese. A partire da Bruxelles e i suoi quartieri multiculturali che – all’immagine di Molenbeek – sono diventati base operativa e rifugio sicuro per terroristi islamisti. “Dall’inizio del 2016 abbiamo già aperto 60 nuove inchieste per terrorismo, con una radicalizzazione che diventa sempre più violenta e preoccupante”, ha rivelato Van Leeuew. La responsabilità? Per il premier belga, Charles Michel, non ci sono dubbi: l’ex sindaco di Molenbeek, il socialista Philippe Moureaux, ha una “responsabilità immensa”.

 

Molenbeek-Saint-Jean è uno dei 19 comuni della regione di Bruxelles e, come altri quartieri della capitale, ha un’altissima densità di popolazione musulmana, in particolare di origine marocchina: 35 mila dei suoi 96 mila residenti dichiarano di credere in Allah. Da qui sono transitati i protagonisti di alcuni dei peggiori attacchi degli ultimi decenni: da uno degli assassini del comandante Massud in Afghanistan alla vigilia dell’11 settembre 2001 ai membri del commando del 13 novembre 2015. Dopo Parigi il ministro dell’Interno, Jan Jambon, aveva promesso di “ripulire casa per casa” Molenbeek. Il sito Politico ieri ha fatto i conti: 120 perquisizioni su 30 mila abitazioni in quattro mesi, 450 metri di distanza tra il luogo dove Salah Abdeslam è stato catturato e l’appartamento dove ha pianificato gli attacchi di Parigi, 94 islamisti addestrati in Siria che vivono nel comune. Tuttavia, la causa della mancata cattura di Salah è più profonda dell’incompetenza denunciata da Politico: la commistione tra classe politica e comunità musulmana è servita da terreno fertile per la radicalizzazione.

 

Secondo Alain Destexhe, senatore belga ed ex segretario generale di Médecins Sans Frontières, “a Bruxelles fondamentalismo e radicalismo hanno fiorito senza opposizione delle istituzioni, che anzi li hanno tollerati”. Philippe Moureaux, sindaco socialista di Molenbeek dal 1992 al 2012, ne è l’esempio. Per ottenere il sostegno elettorale della comunità musulmana – sempre più grande per il tasso di fecondità e la facilità di ottenere la cittadinanza – ha promosso un modello di contro-integrazione multiculturale. Destexhe ha raccontato sul Figaro l’evoluzione di Molenbeek sotto Moureaux. “All’inizio degli anni Novanta, la popolazione era già ampiamente di origine immigrata, ma non cercava di affermare la sua identità musulmana”. Oggi invece il centro di Molenbeek è diventato “una città marocchina”, con molti suoi abitanti che “non si sentono cittadini belgi”, ha spiegato Destexhe.

 

In parte lo ha ammesso lo stesso Moureaux, che pur si ostina a negare l’islamizzazione e l’omertà della popolazione locale: “Aldilà del radicalismo, ci sono vecchi amici e solidarietà” che hanno protetto Salah Abdeslam. Esiste “un’affinità tra persone che proporzioni che immaginiamo difficilmente”, ha detto Moureaux. In realtà, l’affinità si chiama islam e Molenbeek non è l’unico luogo in cui l’appartenenza alla comunità religiosa è diventata più importante del rispetto della legge e dello Stato. Non solo a Bruxelles, dove Salah ha trovato rifugio nei comuni di Schaerbeek e Forest. Trappes, Roubaix, il quartiere Mirail a Tolosa dove viveva Mohamed Merah, Argenteuil, Grigny e le altre banlieue: “Di Molenbeek ce ne sono ovunque in Francia”, ha detto al Figaro un polizitto francese. “Abbiamo 244 inchieste o procedure aperte che riguardano 772 individui”, ha ricordato il procuratore francese Molins.

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