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Salvare Israele per salvare l'Europa dal terrore

L’Europa marchia i coloni israeliani, 24 ore dopo i terroristi ne uccidono due. Quali sono le ong responsabili dello stigma sulle merci israeliane. Ecco come i governi europei si intromettono negli affari interni di Israele.

13 Novembre 2015 alle 17:19

Salvare Israele per salvare l'Europa dal terrore

Roma. Quando una ong riceve una parte consistente del suo budget dai governi, non è più un’organizzazione non governativa, apolitica e della “società civile”. Si deve parlare, invece, di intromissione da parte di governi esterni negli affari interni di un altro stato democratico.

 

In questo caso a intromettersi sono i governi europei e lo stato democratico è Israele. Un caso da manuale è stata l’etichettatura e l’inizio del boicottaggio delle merci israeliane prodotte oltre la Linea Verde. Di tutte le regioni del mondo soggette a un conflitto di sovranità, l’Unione europea ha scelto di etichettare in modo discriminatorio soltanto i prodotti fabbricati in una zona di conflitto che riguarda lo stato ebraico. Il boicottaggio è una guerra politica, in cui Bruxelles non è imparziale o si limita a “etichettare”, come pretende, bensì gioca attivamente. Sempre contro Israele. La decisione della Commissione Ue dell’11 novembre è il frutto della campagna di 22 organizzazioni non governative che dal 2012 hanno perorato la marchiatura dei prodotti israeliani, definita una “misura temporanea” prima di altre iniziative contro lo stato ebraico. Una politica di esclusione che non si limita ai prodotti oltre la linea del 1967. Nel mirino di queste ong ci sono Teva, società fondata nel 1901 a Gerusalemme e una delle più grandi società farmaceutiche del mondo; L’Oréal, presente in Israele già prima del 1967; Delta Galil, la più grande industria tessile manifatturiera israeliana; Sabra, la seconda industria alimentare in Israele che rifornisce anche l’esercito, fino ad aziende straniere come Hewlett Packard e Motorola.

 

Il ministero degli Esteri israeliano calcola che ogni anno i governi europei stanziano 200 milioni di euro a queste organizzazioni antisraeliane.

 

Il principale strumento dell’Unione europea per incanalare denaro è la “Partnership for Peace”. Una delle più attive di queste ong è la svedese Diakonia, che riceve il novanta per cento del budget dal governo di Stoccolma. Questa ong ha fatto una campagna contro i rapporti commerciali fra Bruxelles e Gerusalemme, compreso l’utilizzo e la minaccia di azioni legali verso le aziende svedesi che fanno affari con Israele.

 

Fondata dalla chiesa protestante svedese, Diakonia ha finanziato i programmi “per commemorare la Nakba”, il termine palestinese per “catastrofe”, che indica la fondazione di Israele nel 1948. Il suo programma “International Humanitarian Law” paragona la politica di Gerusalemme alla “apartheid” e al “genocidio”. Il suo “Position Paper on Israel and Palestine” promuove, fra le altre cose, il “diritto a resistere” dei palestinesi, esattamente come fanno Hamas e le altre sigle del terrore islamico. C’è la ong Christian Aid, che nel 2015 ha ricevuto 14 milioni di sterline dal governo inglese. Sei milioni le sterline che la ong ha ricevuto dall’Ue negli ultimi due anni. La ong cattolica Cordaid ha ricevuto 357 milioni di euro dal governo olandese dal 2011 al 2015 e ha fatto pressione perché gli investitori del suo paese abbandonassero le partnership con gruppi israeliani. La sezione olandese di Pax Christi ha ricevuto sei milioni di euro dal governo dell’Aia e fa parte della “United Civilians for Peace”, la principale iniziativa a favore del disinvestimento da Israele nei Paesi Bassi. La Interchurch Organization for Development Cooperation, creata in Olanda nel 1964 per iniziativa delle chiese locali, riceve per il novanta per cento del proprio budget fondi da entità governative: 82 milioni dal governo e cinque milioni dall’Ue. La ong Norwegian People’s Aid è finanziata dal governo di Oslo e dall’Ue. Trocaire, la ong della chiesa cattolica irlandese, ha ricevuto 18 milioni di euro dal governo di Dublino nel 2013.

 

[**Video_box_2**]Dietro la decisione della compagnia francese di telefonia Orange di lasciare Israele entro due anni c’è il rapporto di una ong francese, il Comité catholique contre la faim et pour le développement. Di 27 milioni di euro il finanziamento europeo anche a 24 organizzazioni non governative registrate in Israele e nei Territori palestinesi.

 

“Una vasta gamma di queste ong e un certo numero di governi europei sono impegnati in un’impresa volta a diffamare e distruggere lo stato ebraico”, scrive Denis MacEoin in un rapporto per il Gatestone Institute. “Utilizzano le questioni dei diritti umani per promuovere una visione costantemente negativa di Israele, del suo governo, delle sue leggi e delle sue forze di difesa”.

 

Shylock di Shakespeare e la sua libbra di carne hanno causato brividi a numerose generazioni di ebrei. Finanziando questa discriminazione e boicottaggio, l’Europa sta imponendo a Israele una nuova libbra di carne. Imbrattano di sangue le arance Jaffa. Ieri, islamisti palestinesi hanno assassinato due israeliani, padre e figlio, mentre viaggiavano in auto. Per l'Europa, due “coloni” da boicottare e marchiare. Per i terroristi, due ebrei da eliminare.

 

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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