Cecilia Malmstrom (foto LaPresse)

Due donne nell'Ue difendono l'accordo con gli Usa, ma il protezionismo avanza

David Carretta
L’obiettivo ufficiale è chiudere il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) entro la fine dell’anno.

Bruxelles. L’obiettivo ufficiale è chiudere il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) entro la fine dell’anno: i leader dell’Unione europea dovrebbero l'hanno ribadito nel vertice di giovedì e venerdì. Quello ufficioso è arrivare a fine 2015 a un accordo generale, che permetta di registrare “progressi irreversibili” e formalizzare il testo definitivo il prossimo anno, spiega al Foglio una fonte europea. Venerdì, la commissaria al Commercio, Cecilia Malmström, ha ricevuto il rappresentante americano Michael Froman per “fare il punto” sui negoziati politicamente più esplosivi degli ultimi anni. “La Nato del commercio” ha risvegliato i demoni dell’antiamericanismo e anti libero scambismo di sinistra e di destra, malgrado gli enormi benefici di un accordo. La determinazione della cancelliera tedesca Angela Merkel, potrebbe non bastare di fronte al populismo protezionista che sta contagiando l’Ue.

 

Secondo uno studio del Centre for Economic Policy Research di Londra, il Ttip vale 119 miliardi di euro l’anno per l’Ue, 95 miliardi per gli Stati Uniti. Ma gli accordi sul commercio riguardano anche la “sicurezza nazionale”, ha ricordato sul Wall Street Journal Michèle Flournoy del Center for a New American Security: se gli Stati Uniti non riusciranno a concludere quello con i paesi del Pacifico, si aprirà un “vacuum politico per la Cina da riempire”. Con la Russia sempre più aggressiva, il Ttip assume la valenza geostrategica della vecchia alleanza transatlantica. Con un’ambizione ulteriore: “L’idea è di istituire regole che fisserebbero standard aurei” in diversi settori, da imporre al resto del mondo, ha spiegato Malmström al think tank Bruegel. Stati Uniti e Ue vogliono fissare i principi su cui dovrebbero fondarsi “futuri negoziati su regole globali” per scambi commerciali, proprietà intellettuale, denominazioni d’origine, energia e materie prime.

 

Sul Ttip per ora “non ci sono svolte”, spiega la fonte europea. I prossimi due round sono previsti per aprile e luglio. La Commissione spera di strappare concessioni importanti su energia (per accedere allo shale gas), sulle commesse pubbliche (negli Stati Uniti il “Buy American” blocca l’accesso degli europei) e sulla protezione delle denominazioni d’origine (anche se una liberalizzazione totale dell’agricoltura è fuori portata). Le trattative sulle “questioni più difficili e delicate” inizieranno dopo l’estate. Il calendario – le elezioni del 2016 in America e quelle del 2017 in Francia – impone un’accelerazione.

 

[**Video_box_2**]A fine mandato, Barack Obama ha le mani libere e, con i repubblicani che controllano il Congresso, il Ttip non ha mai avuto così tanti sostenitori a Washington. Nell’Ue, l’onda anti Ttip si sta gonfiando attorno a partiti di estrema destra e estrema sinistra, contagiando anche i governi. “Dove ci sono problemi con le opinioni pubbliche emergono problemi anche a livello governativo”, dice la fonte europea. I socialdemocratici tedeschi sono diventati i portavoce della battaglia contro le clausole Isds, che prevedono arbitrati in caso di conflitto tra investitori privati e stati. Il premier ungherese, Viktor Orbán, ha annunciato che non firmerà mai il Ttip. In Austria il cancelliere socialdemocratico, Werner Faymann, ha minacciato di portarlo davanti alla Corte europea di giustizia.

 

Malmström spera di rabbonire gli anti Isds presentando una proposta tra aprile e maggio. Ma la coalizione europea contro il libero scambio si sta allargando a agricoltori, sindacalisti e ambientalisti. La Grecia di Alexis Tsipras è considerata un pericolo: “Nessuno sa cosa farà sul Ttip”, dicono alla Commissione. Il Front national è ancor più pericoloso: i socialisti di François Hollande fanno a gara a chi spara di più contro il Ttip.