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Quanto sono stiracchiate le tesi complottiste della procura anti-rating

Luciano Capone

La procura di Trani tenta di colpire al cuore il sistema finanziario internazionale e porta nuove prove nel processo contro le agenzie di rating Fitch e Standard & Poor’s che si riapre domani.

Milano. La procura di Trani tenta di colpire al cuore il sistema finanziario internazionale e porta nuove prove nel processo contro le agenzie di rating Fitch e Standard & Poor’s che si riapre domani. I manager dei colossi del rating sono accusati di aggiotaggio per la manipolazione del mercato, avvenuta attraverso le decisioni di taglio del rating italiano tra il 2011 e il 2012. Attraverso “giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti” le agenzie avrebbero manipolato il mercato alimentando speculazioni ai danni dell’Italia. Il paese pare insomma all’interno del grande complotto orchestrato dalla finanza internazionale nel 2011 o giù di lì. La pistola fumante, secondo nuove prove depositate dall’accusa, sarebbe il pagamento da 2,5 miliardi di euro disposto dal ministero dell’Economia “senza battere ciglio” a Morgan Stanley dopo il declassamento del rating italiano deciso “illegittimamente e dolosamente” da S&P “al solo fine di danneggiare l’Italia”.  Per la procura, dietro quel pagamento, c’è qualcosa che nessuno ha visto, un complotto, o quantomeno una truffa, perché Morgan Stanley (che ha incassato secondo contratto quel pagamento dopo il downgrade) è azionista di McGraw-Hill, che a sua volta controlla S&P: l’agenzia di rating avrebbe appositamente tagliato il rating italiano per favorire l’azionista del suo azionista. “Mi auguro veramente che la procura abbia elementi di accusa che vadano al di là di queste inferenze – dice Mario Seminerio, esperto di mercati finanziari e divulgatore economico con il blog Phastidio – per il bene della procura della magistratura e dell’Italia”. Spiega infatti Seminerio che Morgan Stanley detiene il 3,85 per cento di McGraw-Hill, ma sono posizioni detenute su fondi comuni ovvero “conto terzi”. Si tratta di un elemento che difficilmente può dimostrare il complotto ordito dall’agenzia di rating in accordo con la banca e grazie all’involontaria complicità del Tesoro che ha pagato “senza batter ciglio”. Tra l’altro proprio le eventuali parti lese – Tesoro, Consob e Banca d’Italia – hanno deciso di non costituirsi parte civile.

 

“Queste recenti accuse, come quelle precedenti fatte dal pubblico ministero, sono senza fondamento, e ci aspettiamo che vengano respinte”, ha risposto S&P, che nei giorni scorsi ha incassato l’archiviazione della Corte dei Conti per un procedimento parallelo in cui il procuratore per il Lazio, Angelo Raffaele De Dominicis, contestava un danno di circa 234 miliardi di euro per non aver tenuto conto al momento del downgrade dell’“alto valore del patrimonio storico, culturale e artistico del nostro paese universalmente riconosciuto che rappresenta la base della sua forza economica”. La vicenda attirò l’attenzione del Financial Times che titolò ironicamente “l’Italia accusa S&P di non aver considerato la ‘dolce vita’”. Memorabile anche l’intervista al Corriere in cui il procuratore De Dominicis appariva non proprio a suo agio con la finanza parlando di sprid e down ground, versioni albertosordiane di spread e downgrade. “C’è un problema più ampio in Italia – dice Seminerio – che riguarda la non perfetta conoscenza dei meccanismi finanziari. Mentre sul piano dei reati tributari la magistratura è capace di creare delle specializzazioni perché la genesi delle leggi è domestica, è molto più difficile che ciò avvenga per la comprensione dell’evoluzione e dell’innovazione finanziaria. Si tratta di due mondi che non comunicano. Quando tu hai un martello tutti i problemi ti sembrano chiodi, per cui il rischio per chi ha avuto un certo tipo di formazione è di vedere manipolazione di mercato e aggiotaggio dappertutto”. Le agenzie avevano definito l’inchiesta di De Dominicis “non seria e priva di merito” e hanno evidentemente avuto ragione, visto che è poi arrivata l’archiviazione della Corte. Non la pensava così la procura di Trani: “Prendiamo atto dell’iniziativa della Corte dei Conti con la quale abbiamo lavorato in piena sintonia. Sono due strade che si muovono parallele”.

 

[**Video_box_2**] Il pm che accusa le agenzie di rating è Michele Ruggiero, lo stesso magistrato protagonista di altre indagini rumorose come quella contro Silvio Berlusconi, accusato di abuso d’ufficio per avere tentato di far chiudere “Annozero” di Michele Santoro (procedimento finito con l’archiviazione), e quella sulla correlazione tra vaccini e autismo (eventualità che non trova alcun riscontro scientifico e che ha suscitato la reazione dei medici). Per la credibilità della giustizia italiana si spera che questa volta ci siano prove più solide.

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali