Nicolas Sarkozy (foto LaPresse)

Gli interessi qatarioti di Sarkozy

Mauro Zanon

I rapporti dell'ex président con la penisola arabica e con lo sceicco Tamim bin Hamad al Thani, i suoi viaggi da conferenziere ben pagato a Doha e Abu Dhabi, creano disagi all'interno del Ump: si inizia a parlare dell’esistenza di un “problema Sarko”.

Parigi. Lo scorso dicembre, ad appena sette giorni di distanza dalla sua elezione alla presidenza dell’Ump, Sarkozy preferì fare i bagagli e andarsene a Doha per tenere una conferenza per conto della Qatar National Bank, invece di restare nella sua Francia, tra i suoi elettori, che gli avevano affidato ancora una volta le chiavi del partito. Nella penisola arabica aveva dispensato “consigli di investimento in Europa e in Francia” e si era fatto pagare profumatamente, come riportato allora da Paris Match, ma soprattutto aveva rinfrescato i suoi rapporti con alcune personalità qatariote di spicco, tra cui l’amico e sceicco Tamim bin Hamad al Thani, imperatore del gas naturale liquefatto (un terzo delle riserve mondiali giace in Qatar) e creatore del ricchissimo fondo sovrano Qatar Sport Investiments, che tra i numerosi pezzi da collezione in giro per il mondo detiene il 70 per cento del Paris Saint-Germain di cui l’ex président è tifosissimo (Sarko per esprimere la sua gratitudine a Al Thani lo nominò Grand’ufficiale della Legion d’onore e gli stese tappeti rossi ovunque a Parigi). I suoi compagni di partito non avevano affatto gradito la scappatella e glielo avevano fatto sapere senza giri di parole.

 

L’ex président sembrava aver capito che non era il momento opportuno per volare verso il Qatar, e che se proprio proprio la nostalgia del piccolo ma ricchissimo emirato affacciato sul Golfo o degli altri emirati lo assaliva, d’ora in avanti avrebbe dovuto scegliere periodi meno intensi, politicamente parlando. E invece no. Lunedì mattina, il giorno dopo la sconfitta cocente subita al primo turno delle elezioni suppletive nella circoscrizione del Doubs (il candidato Ump, Charles Demouge, è arrivato terzo dietro il candidato Ps, Frédéric Barbier, e la candidata Fn, Sophie Montel), Sarkozy ha preso un volo diretto a Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, per tenere un’altra conferenza, privatissima e – secondo il settimanale Marianne che ha diramato la notizia sul sito – “remuneratissima”.

 

In pieno psicodramma all’Ump circa la strategia da adottare in vista del secondo turno delle supplettive, Sarko ha preferito rispondere affermativo all’invito dello sceicco Mansour e del fondo sovrano di Abu Dhabi Ipic, piuttosto che cercare di metter un po’ d’ordine in quel nido di vespe che è oggi la destra neogollista. In veste di conferenziere, Sarko si sarebbe già intascato più di due milioni di euro, secondo quanto rivelato da due giornalisti del Parisien in un libro-inchiesta uscito da poco, “Ça reste entre nous, hein?”. Ma al di là delle entrate personali, ci sono interessi molto più grandi che legano il presidente dell’Ump agli emirati, e in particolare al Qatar. Sui legami tutt’altro che limpidi tra Sarkozy e l’emirato del medio oriente, due giornalisti indipendenti, Pierre Péan e Vanessa Ratignier, hanno recentemente scritto un libro esplosivo, “Une France sous influence”, che per la prima volta ha il coraggio di denunciare quanto la Francia sia divenuta un terreno di gioco per il Qatar e quanto sia necessario porsi alcune domande che nel sistema politico-mediatico non vengono prese in considerazione: perché il club calcistico più prestigioso di Francia, il Psg, è stato offerto agli emiri? Perché sempre più hôtel particulier e castelli di Francia, classificati patrimonio mondiale, vengono venduti agli oligarchi di Doha? E perché la destra neogollista quando era al potere con Sarkozy ha autorizzato il Qatar a investire nelle banlieue francesi per farsi carico della diversité? E soprattutto perché proprio il Qatar, nonostante si sappia che più o meno direttamente figura tra i principali finanziatori del terrorismo islamista? I legami eccellenti con Doha, capitale del Qatar, sono simboleggiati dalla figura di Nasser Al Khelaifi, presidente del Psg, assieme al quale Sarkozy non solo guarda le partite dalla tribuna d’onore del Parc des Princes, ma anche fa grossi affari, come l’apertura della rete privata beIN Sports in Francia, filiale del gruppo Al Jazeera Sports di cui Al Khelaifi è presidente, è stata possibile grazie all’intercessione di Sarko, per fare un bel dispetto all’altra rete concorrente, Canal Plus, che dell’antisarkozysmo, quando l’ex capo di Stato era all’Eliseo, fecero uno stile televisivo ed estetico.

 


Nicolas Sarkozy e Nasser Al Khelaifi


 

[**Video_box_2**]Venerdì scorso, per i sessant’anni di Sarkozy, c’era anche Al Kelaifi tra gli invitati, e la sua presenza non è affatto piaciuta a uno dei nuovi tenori dell’Ump, Bruno Le Maire, principale rivale di Sarkozy durante ultime elezioni per la presidenza del partito e notoriamente a capo della cosiddetta “fronda anti-Qatar” che punta a rivedere i rapporti diplomatici con l’emirato. “Mi sembra alquanto strano che il presidente del Psg sia venuto al suo compleanno. Bisogna che Sarko la smetta di farsela con quelli del Qatar”. In molti in seno all’Ump iniziano a parlare dell’esistenza di un “problema Sarkozy”. E il settimanale Marianne esce in edicola con una copertina dedicata all’ex capo di stato dal titolo: “Le Boulet: Le Retour”. La palla al piede, il ritorno.

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