I combattenti di Boko Haram hanno devastato un villaggio della Nigeria

La città di Baga in Nigeria non esiste più, i jihadisti di Boko Haram ambiscono al loro Califfato

Redazione

Nuovo attacco brutale dei combattenti islamici: almeno 100 morti, ma le stime sono approssimative.

Milano. La città di Baga, nel nord-est della Nigeria, diecimila abitanti che discendono dai pescatori più famosi della regione, non esiste più. E’ stata bruciata quasi interamente da Boko Haram, i pochi superstiti scappano sul lago Ciad, con le canoe, ma sono troppi, e muoiono affogati, mentre nelle strade – racconta la Bbc – ci sono mucchi di cadaveri. Gli attacchi del gruppo islamista che ambisce a creare un proprio Califfato nella regione del Borno, e poi ancora più in là, sono senza sosta, ora ce n’è stato uno brutale, almeno 100 morti, ma le stime sono approssimative, perché in questo pezzo di Nigeria si muore ammazzati per mano di Boko Haram tutti i giorni, in massa. Anche se la specialità del gruppo resta il rapimento di giovani ragazze che vengono smistate tra i jihadisti, bottino ambito: è accaduto così con le studentesse rapite nell’aprile scorso a Chibok, quelle del #BringBackOurGirls, che non sono mai più state trovate.

 

A Baga mancano all’appello almeno duemila persone, ha detto all’Nbc il senatore Ahmed Zanna, che ha anche raccontato l’assalto di sabato alla base militare multinazionale vicino a Baga, da cui è partita l’offensiva terrorista. I jihadisti sono arrivati come un esercito, hanno preso armi e veicoli, hanno sparato a chiunque si mettesse in mezzo: le truppe presenti – erano soltanto nigeriane in quel momento, di solito ci sono anche i soldati di Ciad e Niger – hanno provato a fare resistenza, ma non potevano sopravvivere, e così sono scappati, unendosi ai civili che si nascondevano nei boschi diretti alle canoe.

 

Il 70 per cento dello stato del Borno è ora controllato da Boko Haram, un territorio grande due volte la Lombardia che è il santuario di Abubakar Shekau, leader dei jihadisti nigeriani che si ispira ai metodi dello Stato islamico di Abu Bakr al Baghdadi. Lunedì Shekau ha rilasciato un video di 17 minuti in cui minaccia il Camerun e il suo presidente, che vuole intervenire in aiuto del collega nigeriano, quel Goodluck Jonathan dalla dubbia affidabilità, contro i jihadisti: “Le vostre truppe non sono niente, i soldati nigeriani non possono nulla contro di noi. Anche gli americani non ci fanno niente. Non basterebbero le truppe del mondo intero per fermarci”. Rivolto ai camerunensi, Shekau ha detto: “Sappiate che un uomo non può essere un musulmano se non si ribella contro la democrazia”.

 

[**Video_box_2**]Il Nigeria Security Network individua il luglio scorso come il “turning point” delle capacità militari di Boko Haram, che si è messo a operare come un esercito convenzionale, affrontando anche i soldati nigeriani in battaglie con carri armati e artiglieria – e i soldati nigeriani scappano, non hanno nemmeno le munizioni necessarie per combattere. C’è un che di strano, dicono gli esperti, in queste fughe, e si sospetta la connivenza di alcune parti del potere di Abuja con Boko Haram: sarebbe questo il motivo per cui l’avanzata dei jihadisti non è mai stata fermata. A febbraio sono previste le elezioni presidenziali e l’instabilità è destinata ad aumentare.

 

Fidarsi di Jonathan e dell’esercito è difficile, ma come ha scritto il Wall Street Journal in un editoriale dal titolo #BokoHaramIsWinning, l’occidente non ha alternative: “Il collasso dell’esercito nigeriano renderebbe Boko Haram la forza dominante, così com’è lo Stato islamico in Siria e Iraq”. Finora gli Stati Uniti di Barack Obama, nonostante l’indignazione per le ragazze rapite, non hanno deciso alcun intervento strategicamente decisivo, ma il rischio di un Califfato nell’Africa occidentale non è mai stato tanto alto.

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