Tariq Ramadan (foto AP)

La sinuosa sottomissione di Tariq

Giulio Meotti

Al romanzo-scandalo di Houellebecq Ramadan risponde con un libro di seduzione e conquista. Un messaggio sull’islam più ragionevole ma pericoloso. Un maestro nell’arte di séduire le bourgeois. E intanto a Nantes.

Roma. Il problema di Tariq Ramadan è che il suo messaggio sull’islam in Europa appare come il più ragionevole. Lo conferma la sua intervista al settimanale le Point. L’occasione è l’uscita del nuovo romanzo di Michel Houellebecq Soumission (in Italia a gennaio), che racconta una Francia presto islamizzata sotto spoglie decadenti e scorbutiche. A parte liquidare una Parigi maomettana come “una pura fantasia destinata a spaventare” (mentre ieri sera un furgone è piombato sulla folla di un mercatino di Natale a Nantes, al grido di “Allahu akbar”), Ramadan afferma che “la proliferazione di donne velate, cibo halal nelle mense o pressioni a far sì che le donne e gli uomini siano separati nelle piscine sono esempi che mi lasciano scettico”. Registra come un “buon auspicio la scomparsa del comunitarismo”.

 

Nel rispondere a Houellebecq e all’altro libro del momento, Le Suicide français di Eric Zemmour, Ramadan ha appena mandato in libreria il suo nuovo libro, De l’islam et des musulmans (Presses du Châtelet), in cui spiega come “l’islam deve diventare un valore aggiunto nelle società occidentali”. Ramadan non vuole “musulmani invisibili” che “coltivino un senso di alterità nel cuore dell’occidente”, ma “cittadini soggetti” che promuovano la sua “rivoluzione silenziosa” in cui l’islam diventa a pieno titolo parte dell’Europa. Basta falsi clivage, la mezzaluna è europea. Non c’è scontro di civiltà, ma “confronto”.

 

Caroline Fourest, che a Ramadan ha dedicato il libro-inchiesta Frère Tariq, lo considera “più pericoloso degli estremisti”. Ramadan non è un rigoroso salafita, ma un amabile tradizionalista, un seduttore delle civiltà, uno xenofilo. “Ramadan sa che un messaggio oppressivo non passerebbe presso le giovani musulmane francesi, così preferisce giocare la carta della persuasione”, scrive Fourest. Fourest sintetizza così il messaggio sinuoso di Ramadan: “Un islam militante e orgoglioso che ha consentito ai musulmani europei di trovare un equilibrio fra l’identità civica e quella religiosa”.

 

Ramadan offre una via di uscita all’alternativa soffocante fra l’assimilazione, ovvero la perdita di identità, e il comunitarismo, ovvero i molti ghetti identitari. Vuole una integrazione come presa di coscienza. Nel saggio “Notre identité face au contexte”, Ramadan spiega: “Sono d’accordo con l’integrazione, ma spetta a noi determinare il contesto. Accetto la legge, a patto che non mi ponga in contraddizione con la mia religione”. Come spiega Ramadan nel libro, non c’è alcuna contraddizione nel dirsi “musulmani francesi” (nel libro attacca Voltaire quando parlava di “maomettani”). Per Ramadan l’islam, e quindi l’islam in Francia, è una storia di grandissimo successo. Non vuole che i giovani francesi vadano a combattere per l’Is, ma che restino in Francia per costruire una società ispirata ai valori dell’islam. Lo chiama “comunitarismo non separatista”. E di questo fa parte la sharia: “La mia definizione di sharia è il percorso per la fedeltà”, spiega Ramadan. “E’ l’applicazione della giustizia, il riconoscimento dell’uguaglianza dei cittadini e il diritto di ogni uomo e donna a essere rispettato nella propria dignità”.

 

[**Video_box_2**]Come dimostra l’intervista a le Point, il successo di Ramadan consiste nell’arte di séduire le bourgeois (per questo ha ottenuto incarichi di peso a Downing Street, all’Università di Oxford, al comune di Rotterdam, alla Commissione europea di Romano Prodi), ma senza rinunciare all’opportunità di acculturare i musulmani d’Europa, che chiama “dar al shahada”, terra di missione religiosa.

 

Ramadan si muove fra l’islamizzazione dell’Europa e l’europeizzazione dell’islam. Convince quando gioca a fare il Martin Lutero del Corano e non il Mullah Omar. Ma non convince quando chiede una moratoria delle lapidazioni e non la messa al bando. Non convince quando, come due giorni fa, ha definito “legittima” la resistenza di Hamas contro Israele. Non convince quando invita i musulmani francesi a non servire nell’esercito. Non convince quando ci rifila il Dio unico mistico e indissoluto. Non convince quando sprona i musulmani a non frequentare i locali notturni e a non ascoltare musica rap. Non convince quando parla di “uomo musulmano”.

 

Dominique Avron, storico dell’Università di Montpellier-III, ha scritto che “Tariq Ramadan esita tra l’immagine di un occidente in preda alla disillusione e un occidente decadente. E questa per lui è una buona notizia: la decadenza dell’occidente contiene il rinnovamento dell’islam”. Non convince “Frère Tariq” quando enuncia le grazie della sharia a un pubblico di smunti e rassegnati occidentali secolarizzati. E’ lì che entra in scena Michel Houellebecq. E bisogna stare a vedere con apprensione  chi avrà la meglio fra i due.

 

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.