“Moloch che uccide i figli”

In quarant'anni abortito un francese su quattro. Da oggi è un “diritto”

Giulio Meotti

Soltanto sette all’Assemblea nazionale contro la risoluzione: “Chiedo scusa ai bambini non nati e alle madri”.

Roma. Durante il dibattito parlamentare sull’introduzione dell’aborto in Francia nel 1975, Michel Debré, che fu primo ministro con De Gaulle, disse: “Si produrranno più bare che culle”. Lo disse con intransigenza gollista, ma vide giusto. Oggi in Francia un quarto delle nascite finisce in un aborto. Un francese su quattro. A fronte di 800 mila nascite ogni anno ci sono 220 mila interruzioni di gravidanza. Otto milioni, circa, dal 1975. Fu una discussione concitata quella che accolse l’approvazione della legge di Simone Veil. “Il bambino, questo capolavoro in pericolo, merita ben altro che la morte”, esclamò uno degli oratori, e non poteva essere che vandeano. Nei giorni scorsi, invece, soltanto sette parlamentari francesi hanno votato contro l’aggiornamento legislativo della legge Veil, che compie quarant’anni. A questi sette ha dedicato un servizio l’edizione francese di Famiglia Cristiana, un po’ più agguerrita di quella italiana: “Avortement: les sept résistants”. I sette resistenti. Si tratta dell’indipendente Jacques Bompard, del liberale di sinistra Jean-Christophe Fromantin (che rischia adesso l’espulsione dal suo partito Udi) e dei deputati dell’Ump Xavier Breton, Nicolas Duicq, Olivier Marleix, Yannick Moreau e Jean-Frédéric Poisson. Il risultato è stato chiaro: 143 parlamentari hanno votato a favore, sette contrari e uno si è astenuto. Dei 577 deputati in tutto, 426 non hanno ritenuto opportuno obiettare a questo “diritto fondamentale”.

 

Il più duro è stato Bompard, che ha detto in aula: “Voglio chiedere perdono. Perdono a tutti i bambini non nati. Perdono a tutte le mamme che non siamo stati in grado di proteggere. Perdono a Simone Veil, che aveva posto la depenalizzazione dell’aborto come caso limite”. La nuova risoluzione, portata in Aula dalla socialista Catherine Coutelle, afferma invece “il diritto fondamentale all’interruzione volontaria di gravidanza per tutte le donne, in Francia, in Europa e nel mondo” e chiede che “la Francia persista nel suo impegno a livello europeo e internazionale a favore di un accesso universale alla pianificazione familiare”.

 

Nella nuova risoluzione francese sull’aborto cade dunque quella che Simone Veil aveva indicato come una “situazione di sofferenza”. Così, nel paese europeo che più ha investito nella contraccezione (un milione le “pillole del giorno dopo” vendute nella sola Francia, dove da poco i test di gravidanza si vendono anche nei supermercati), il numero di aborti rimane stabilmente a livelli stratosferici: fra i 210 mila e i 220 mila casi l’anno. Numeri che spingono l’Istituto nazionale di studi demografici a denunciare la “propensione” delle donne francesi a ricorrere all’aborto. Il settantadue per cento degli aborti sono eseguiti su donne che fanno già ricorso alla contraccezione.

 

[**Video_box_2**]Contro “la banalizzazione senza precedenti dell’aborto” e “l’escalation dell’aborto come procedura medica ordinaria al servizio della libertà delle donne” ha parlato il vescovo Guy de Kerimel di Grenoble. “Un diritto umano può essere basato sulla negazione del diritto alla vita di altri esseri umani, proprio all’inizio della loro esistenza e crescita?”. Altra cifra impressionante: “In quarant’anni il 95 per cento di embrioni portatori della trisomia 21 è stato eliminato sul territorio francese”.

 

Intanto, alla banalizzazione segue l’intolleranza. Jean Veil, il figlio della madrina dell’aborto in Francia, nei giorni scorsi in televisione ha detto che bisogna togliere la parola ai sostenitori del diritto alla vita. E si è passati ai fatti. Xavier Dor, pediatra, docente di Embriologia cardiaca, a capo dell’associazione Sos Tout Petits, è stato appena condannato a cinquemila euro di multa dalla Corte di appello di Parigi per “pressioni psicologiche e morali” sulle donne che vogliono abortire. Dor aveva dato un paio di scarpe da neonato a una donna che si trovava in una clinica. Il pediatra, nonostante l’età, non modera il linguaggio: “La nostra Repubblica è diventata un Moloch che uccide i propri figli”. E Dor ha attaccato “l’ideologia che non ha creato niente ma vuole appropriarsi di tutto – verità, amore, libertà, vita, morte e persino e soprattutto l’eternità”. 

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.