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Chi siamo noi per crocifiggere?

Gli scout e la via Crucis per Cucchi, un eccesso di zelo. Ieri sera, a Potenza, il gruppo scout Agesci 2 ha bypassato in scioltezza il calendario liturgico e, in pieno Avvento, ha messo su un’edizione straordinaria di “Sul Calvario dei poveri cristi”.

29 Novembre 2014 alle 06:25

Chi siamo noi per crocifiggere?

Foto LaPresse

Anche al netto delle mitopoiesi renziane, gli scout cattolici sono un universo interessante e “multipolare”, per dirla come piace alla pastorale di epoca bergogliana. La loro dimensione è la “route”, a volte però il loro entusiasmo nell’andare nelle periferie del mondo va addirittura oltre i gioiosi inviti di Papa Francesco e finisce per mescolare con un po’ di disinvoltura la liturgia e la politica.

 

Ad esempio ieri sera, a Potenza, il gruppo scout Agesci 2 ha bypassato in scioltezza il calendario liturgico e, in pieno Avvento, ha messo su un’edizione straordinaria di “Sul Calvario dei poveri cristi”: un “cammino di riflessione”, informano le agenzie, che tradizionalmente si tiene nel periodo pasquale. L’hanno dedicato alla sofferenza di Stefano Cucchi. E fin qui niente di male, e davvero ogni morto vittima di una violenza è un povero Cristo e ha diritto alla sua Pietà, non c’è distinguo che tenga.

 

[**Video_box_2**]Qualche distinguo verrebbe invece da farlo leggendo le motivazioni che sostengono gli scout nel dedicare proprio a Cucchi, e solo a lui, il loro Calvario: “Dinanzi alla sentenza d’Appello del caso Cucchi, dinanzi a un tale  caso limite”, si legge, “anche la liturgia si piega: benché ormai in tempo di Avvento, celebriamo la Via Crucis di Cristo attraverso il calvario di Stefano Cucchi”.

 

“Ripercorrendo il suo Calvario, il Gruppo Potenza 2 offrirà a se stesso, al suo quartiere e a quanti lo desidereranno un momento di meditazione sugli errori, le leggerezze e le colpe che hanno contraddistinto la vicenda di Stefano, su cui continuano a circolare pensieri capaci di mortificarne la dignità anche dopo la morte e sfregiarne la memoria”. E figuriamoci che facevano, se Gesù fosse finito in Corte d’appello a Roma.

Redazione

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