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Solido cardinale africano scelto dal Papa in un posto-chiave

Era la nomina più attesa, l’incarico vacante sul quale da mesi gli osservatori di faccende curiali puntavano gli occh. E’ Robert Sarah, successore del “piccolo Ratzinger”. Si procede a passi svelti per la riforma della curia.

25 Novembre 2014 alle 06:24

Solido cardinale africano scelto dal Papa in un posto-chiave

Il cardinale Robert Sarah (foto LaPresse)

Roma. Era la nomina più attesa, l’incarico vacante sul quale da mesi gli osservatori di faccende curiali puntavano gli occhi. Dal nome di colui che sarebbe succeduto al cardinale Antonio Cañizares Llovera, il “piccolo Ratzinger” tornato in Spagna (a Valencia e non a Madrid, come da più parti s’era ipotizzato per un anno), si sarebbe capito l’orientamento in campo liturgico del Papa. I settori più conservatori temevano uno smantellamento progressivo dell’opera di recupero di elementi tradizionali avviata sotto il pontificato di Benedetto XVI, con l’apertura a innovazioni che avrebbero riproposto dispute che si trascinavano dal Concilio. Ieri mattina, alle 12, l’enigma è stato sciolto: il nuovo prefetto della congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti scelto da Francesco è il cardinale guineano Robert Sarah. Sessantanove anni, uomo riservato e ben lontano da quella mondanità tanto biasimata dal Pontefice, dal 2010 era presidente del Pontificio consiglio Cor Unum, il dicastero che si occupa di coordinare le azioni umanitarie e caritatevoli della Santa Sede nel mondo. E il mondo tradizionalista può tirare un sospiro di sollievo, ricordando come Sarah sia uno dei porporati che più sostengono l’applicazione del motu proprio Summorum Pontificum. Pastore dal curriculum solido – è stato per ventidue anni vescovo di Conakry prima di essere nominato da Giovanni Paolo II segretario di Propaganda fide nel 2001, Sarah è stato uno dei protagonisti del recente Sinodo straordinario sulla famiglia.

 

Dopo la lettura della Relatio intermedia firmata dal cardinale Erdo e scritta da mons. Forte, il neo prefetto del Culto divino dichiarava che quel testo “rispecchia solo parzialmente la discussione in aula”, e che la decisione di presentare la relazione in tal modo portava a chiedersi se “qualcuno vuole forse destabilizzare la chiesa e minarne le basi”. Sarah contestava l’impianto del documento, e sulle aperture alle coppie formate da persone dello stesso sesso osservava che “quanto è stato pubblicato è un tentativo per fare pressione sulla chiesa e farle cambiare la dottrina”, visto che “mai s’è voluto giudicare la persona omosessuale, ma i comportamenti e le unioni omosessuali sono una grave deviazione della sessualità”. E sul matrimonio, chiariva che “l’uomo è dato da Dio alla donna e viceversa. Quando Dio dà questo dono è irreversibile. Dio non può rinnegare se stesso”. Sempre nelle giornate sinodali, il cardinale guineano spiegava che “quelli messi in atto da determinati governi e da determinate organizzazioni sono tentativi di contrastare la concezione di famiglia naturale, fondata sul rapporto uomo-donna: e la chiesa non può tacere di fronte a questo”. La crisi della famiglia, diceva al portale Zenit colui che ora dovrà occuparsi anche di disciplina dei sacramenti, “deriva dalla concezione relativistica per cui è cambiato il concetto di matrimonio e di vita di coppia”. La concezione di famiglia così come intesa dai cristiani “non trova tutti d’accordo”, visto che “la cultura attuale parla di famiglia senza specificare alcun significato preciso. La società parla di famiglia in tutte le sue forme – biologiche, con genitori adottivi, omosessuali – come se tutte queste situazioni possano diventare modelli di ruolo quando in realtà sono semplicemente una tragica espressione di singoli problemi”.

 

[**Video_box_2**]Intanto, ieri mattina si è tenuta per tre ore nella Sala Bologna del Palazzo apostolico una riunione tra il Papa e i capidicastero della curia, durante la quale sono stati presentati i progetti di riforma studiati dal consiglio dei nove cardinali in questo anno di lavori (prossima riunione dal 9 all’11 dicembre). Due le soluzioni che sembrano essere ormai imminenti: l’istituzione di due nuove congregazioni, quella della “Famiglia e dei laici” e quella denominata “Giustizia e Carità”. La prima ricomprenderebbe al suo interno gli attuali pontifici consigli per la Famiglia, i laici e gli operatori sanitari, mentre la seconda vedrebbe unirsi i dicasteri Giustizia e pace, Cor Unum, Migranti e itineranti. E’ probabile, si dice oltretevere, che tra i sottosegretari dell’organismo che s’occuperà di laici e famiglia sia nominata prossimamente una coppia di sposi. Sarebbe la prima volta.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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