Si va verso un accordo per il gas tra Russia e Ucraina (foto AP)

Alla ricerca di una normalizzazione

In Ucraina la guerra c'è, ma l'eurocrisi fa scattare l'ora dell'appeasement con Mosca

Paola Peduzzi

Lungo vertice tra europei, ucraini e russi per un accordo sul gas che conviene a tutti. Il futuro prossimo delle sanzioni.

Milano. Dopo gli incontri di Milano tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Petro Poroshenko – tre in dieci ore, un record – il primo passo verso la normalizzazione è stato compiuto al vertice di ieri a Bruxelles sulla questione energetica. In serata, il ministro dell’Energia russo Alexander Novak e il suo omologo ucraino Yuri Prodan sono usciti dalla stanza in cui sono rimasti chiusi per buona parte della giornata assieme al commissario europeo all’Energia, Günther Oettinger. Il Cremlino ha detto che c’è stata nel pomeriggio anche una telefonata tra Putin e Poroshenko per aiutare a trovare l’accordo, che per ora prevede il pagamento dei debiti arretrati di Kiev, 2,4 miliardi di euro, con la prima tranche da versare entro novembre e una fornitura per l’inverno al prezzo di 385 dollari per mille metri cubi da saldare in anticipo. L’Ucraina non ha fondi a disposizione, e questo è un problema, ma l’ottimismo che ha preceduto l’incontro e che rimanda all’appuntamento della settimana prossima per finalizzare il tutto è giustificato dal fatto che lo stato d’emergenza dei rapporti tra Europa e Russia non può durare per sempre: l’emergenza è di per sé contenuta nel tempo, soprattutto la crisi della zona euro si sta rifacendo sentire e si sa che, quando si svuotano le casse, scatta l’ora dell’appeasement.

 

La Germania, che da sempre ha gestito in modo diretto i rapporti con Putin, ha subito nel mese di agosto un calo delle esportazioni del 5,8 per cento, in buona parte dovuto alle sanzioni europee alla Russia e più ancora alle controsanzioni imposte dal Cremlino. Il collasso, come lo chiamano alcuni esperti con tendenze catastrofiste (solertemente citati dalle tv russe), può portare la Germania alla recessione, e se questo può determinare un ammorbidimento della linea rigorista di Angela Merkel nei confronti degli altri paesi europei – “Le coup de pouce de Merkel”, l’aiutino di Merkel, titolava ieri speranzoso il quotidiano francese Libération – può anche contribuire a far scendere la pressione sulle sanzioni alla Russia. Per ora ogni passo da parte dell’Europa, come ha ripetuto anche la Merkel, è condizionato alla collaborazione della Russia. Dopo il consiglio Affari esteri a Lussemburgo lunedì, una fonte europea ha detto al Foglio che “non c’è volontà oggi di una modifica” delle sanzioni. Ci sono le procedure da rispettare: le misure scadono nel luglio del 2015, prima di allora ogni cambiamento deve essere approvato all’unanimità, cosa oggi impensabile, basta leggere qualsivoglia dichiarazione da parte di un leader polacco o dei Paesi baltici. Nel luglio del prossimo anno ci vorrà l’unanimità per confermare le sanzioni, altrimenti non saranno più in vigore, ed è facile pensare che i paesi più riluttanti nei confronti delle misure restrittive, Germania, Italia e Francia soprattutto, subiranno la tentazione dell’appeasement.

 

[**Video_box_2**]Federica Mogherini, capa della diplomazia dell’Unione europea, fa intendere che occorre preparare un’exit strategy che va verso la normalizzazione dei rapporti con la Russia. Il mondo del business è in subbuglio in tutto il continente, persino la Confindustria olandese dice che il “boicottaggio” deve avere una fine, e se lo dicono gli olandesi che hanno pagato il prezzo più alto in termini di vittime quando è stato abbattuto l’aereo di linea malese sul cielo dell’Ucraina dell’est (ah, i risultati dell’inchiesta indipendente dicono che sono stati i separatisti a tirar giù l’Mh17), vuol dire che il bisogno di appeasement è molto sentito.

 

La tenuta dei regimi

 

A ben vedere, i numeri non sembrano propizi nemmeno per Vladimir Putin. La crisi della Russia è segnalata da molti dati, ma il crollo del prezzo del petrolio pesa sui bilanci russi come nessun altro fattore. Uno studio della Commissione europea pubblicato venerdì sulla resistenza energetica dell’Ue pare promettente: gran parte dei paesi membri – Italia compresa – è in grado di sopravvivere sei mesi senza gas russo. Inoltre, c’è la possibilità, costosa ma non più così remota, di fare a meno delle risorse russe. Ma il tempo è decisivo, e la crisi dell’Eurozona gioca a favore della resistenza russa: molti commentatori della tv russa Rt dicono che gli europei sono lì lì per ritirare le sanzioni. Cosa che non è possibile, ma che nella retorica europea trova parecchi interlocutori (in quella americana no, ma Obama ha lo shale gas e l’indipendenza energetica): nella gara a chi resiste di più, i regimi battono le democrazie, e con la loro imprevedibilità, i russi sono imbattibili.

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi