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Perché le femministe non hanno capito niente del nuovo video dei Maroon 5

Il gruppo californiano è stato accusato di difendere gli stalker e di insultare le donne vittime di abusi, ma il videoclip sembra piuttosto "Il macellaio" di Grimaldi più glamour, con il cantante Adam Levine al posto di Alba Parietti.

3 Ottobre 2014 alle 12:05

Perché le femministe non hanno capito niente del nuovo video dei Maroon 5

Una scena del video "Animals" dei Maroon 5

Alla diffusione del videoclip Animals dei Maroon Five sono seguite due prevedibili reazioni. Mentre le fan valutavano gli addominali di Adam Levine appeso a un prosciutto e i suoi glutei insanguinati, le femministe e la più grande associazione americana contro gli abusi sulle donne (Rainn) lo accusavano di banalizzare la violenza e perpetrare una cultura dello stupro - un tipo di polemica che fa vendere più dischi, in questo secolo in cui “femminismo” ha sostituito la categoria merceologica occupata tempo fa dal sesso. “Il video Animals è una rappresentazione pericolosa delle fantasie di uno stalker e nessuno deve confondere un crimine di questo tipo con l’amore”, dichiara Rainn.

 

Nel video Adam Levine è un macellaio che perseguita una cliente: la fotografa, si introduce in casa sua, la sfiora e la desidera sessualmente. Ci sono due ordini di eventi. Tutto l’immaginario estetizzante che cita l’iconografia de Il Macellaio di Grimaldi, con Levine al posto di Alba Parietti ma formalmente più glamour, e l’amore romantico che si realizza in baci passionali secondo gli stereotipi visivi del videoclip (personaggio, che è l’oggetto del desiderio di milioni di teenager).

 

Il verso «maybe you think that you can hide» ha una doppia lettura: è lui stesso a nascondersi da lei. La donna si trova di fronte un uomo repulsivo, con gli abiti sformati, la retina in testa e gli immancabili occhiali che segnalano incapacità a relazionarsi e debolezza (che in una nazione di obesi si faccia ricorso agli occhiali da vista per caratterizzare il sessualmente impedito, ci lascia sconcerti).  Non solo si nasconde da lei per pedinarla indisturbato, ma nasconde anche il proprio corpo iper-sessualizzato che mostra invece a noi, nella cella frigorifera, a sottolineare che è un manzo, e soprattutto alle milioni di fan teenager in ormone. Che però se ne accorgono perfettamente: l’autentico oggetto del desiderio in questo video è lui, non la donna inseguita.

 

Ma chi è confuso allora? Le femministe americane.

 

Jessica Valenti, columnist del Guardian e polemista, ha accusato il video di insultare le donne vittime di abusi. E lo ha usato per rispondere a un articolo polemico di Camille Paglia sul Time, pubblicato lo stesso giorno del video, sostenendo che il messaggio della canzone (gli uomini sono animali senza controllo mossi da pulsioni erotiche) implica l’impossibilità di controllare e addomesticare la violenza, che è più o meno l’idea di Paglia, la quale con il consueto sprezzo definisce isterico il dibattito odierno sulla rape culture.

 

Paglia, che ha il vantaggio e la disgrazia di essersene già occupata vent’anni fa della retorica vittimista femminile, è meno egemonica ma più intellettualmente viva. Oltre a sottolineare che quando c’è un crimine sessuale l’unica cosa da fare è segnalarlo alla polizia e non a comitati mal addestrati; oltre a sostenere che occorre smetterla di infantilizzare gli studenti attraverso la continua intrusione autoritaria nelle loro vite sessuali, che è un atteggiamento anti libertario; oltre a sbarazzarsi dei cliché accademici sulla reificazione femminile, aggiunge una critica puntuale alla visione utopica incarnata da Valenti: "I progressisti hanno fede indiscussa nella perfettibilità del genere umano".

 

[**Video_box_2**]La posizione di Paglia è che questi intellettuali rococò sono cresciuti con il mantra marxista del “tutto è costruito socialmente”, per cui dire che esiste un lato maschile violento è un atteggiamento mostruoso, giustificazionista, e che basterebbe crescere in una società avanzata e liberal per ridurre comportamenti asociali. Il problema, per Paglia, è credere che gli istinti e il male non esistano, ma esistano solo relazioni di potere (una versione di Foucault per poveri dove la rilevante battaglia culturale contro una battuta dei Simpson o un video dei Maroon Five migliorerebbe il mondo e lo libererebbe dal crimine sulle donne).

 

Ogni volta che la sospensione di realtà (o di razionalità) diventa cronica, fino a impedire la distinzione tra fiction e realtà, fino a impedirci di distinguere tra io narrante/macellaio e cantante/Levine, continueremo a far torto ai testi della cultura popolare e insistere malamente sul presunto mandato pedagogico e formativo che in realtà non hanno. Ma giocano bene la parte di grimaldelli polemici; ricordiamoci: sono intrattenimento. Fortuna le fan quindicenni hanno superato tutto questo in tweet ironici di questo tipo: "Al mondo c'è bisogno di più stalker con la faccia e il corpo di Adam Levine". Salviamo i nostri Maroon.

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