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Oggi sposi per amore del rugby, le nozze gay che indignano i gay

E risero insieme felici e contenti. Due giovani neozelandesi di Dundin si sono sposati venerdì scorso all’Eden park di Auckland, al cospetto di sessanta invitati e delle loro festanti famiglie. Ma le nozze hanno fatto andare su tutte le furie il mondo Lgbt.

15 Settembre 2014 alle 19:32

Oggi sposi per amore del rugby, le nozze gay che indignano i gay

Roma. E risero insieme felici e contenti. Due giovani neozelandesi di Dundin, il ventitreenne studente di Ingegneria Travis McIntosh e il ventiquattrenne insegnante Matt McCormick, si sono sposati venerdì scorso all’Eden park di Auckland, al cospetto di sessanta invitati e delle loro festanti famiglie. Le quali, stando alle dichiarazioni dei barbuti neo sposi, come si usa sottolineare in questi casi hanno assicurato ai nubendi “il loro appoggio al cento per cento”.

 

Ma in Nuova Zelanda, dove la legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso ha da poco compiuto un anno, le nozze di Travis e Matt, invece di rallegrarlo, hanno fatto andare su tutte le furie il mondo Lgbt. Il fatto è che i due, amici dall’età di sei anni, sono dichiaratamente eterosessuali e sfacciatamente decisi a restarlo. Se hanno deciso di convolare (hanno anche annunciato che non pensano di divorziare  prima di un paio d’anni), è perché unirsi in matrimonio era l’unica condizione per partecipare al concorso indetto dalla radio locale “The Edge”. La quale ha messo in palio due ambitissimi biglietti per volare in Inghilterra e assistere alla Rugby World Cup 2015 ma riserva quell’opportunità solo a coppie omosessuali maschili regolarmente sposate. Dall’agosto del 2013, la Nuova Zelanda fa di tutto per accreditarsi come location ideale per le nozze gay. L’ufficio di Statistica parla di coppie provenienti in gran parte dall’Australia – dove ancora il matrimonio gay non è ammesso – ma anche dall’America. Cifre modeste – nemmeno quattrocento matrimoni in un anno e circa centossessanta non neozelandesi – ma comunque appetibili per l’industria turistica, anche per via del seguito di invitati che una cerimonia di nozze necessariamente prevede.

 

Ora, però, le pazze nozze per amore (del rugby) concluse da Matt e Travis mettono in imbarazzo e fanno decisamente imbestialire il mondo Lgbt neozelandese. Quella messa in atto dai due buontemponi di Dundin non sarebbe altro che una ignobile parodia, ha dichiarato il coordinatore dell’Otago University Students’ Association Queer Support, il signor Neill Ballantyne, al New Zealand Herald. Quel matrimonio, dice, è “qualcosa che banalizza ciò per cui abbiamo combattuto. Il concorso offende il matrimonio tra due uomini, dipingendolo come qualcosa di negativo, come qualcosa di oltraggioso, da non tenere in nessuna considerazione”.

 

[**Video_box_2**]C’è da dire che, per molti versi, i due sposi la cosa l’hanno presa molto sul serio. Salvo che, nel pronunciare i voti nuziali durante la cerimonia, hanno fatto solennemente riferimento alla loro grande amicizia ai tempi del liceo, quando giocavano insieme a rugby. Troppo poco romantico, nel wedding code Lgbt? Per sovrammercato, la canzone scelta per sottolineare l’incedere verso il celebrante è stata la melodica “Cruisin’”, cantata dal disdicevole duetto etero formato dal rocker Huey Lewis e dalla soave Gwyneth Paltrow. Inammissibile.

 

Onta, vergogna e ludibrio: il signor Neill Ballantyne, a nome della sua organizzazione, ha detto che il matrimonio di Matt e Travis è un “insulto”, perché la battaglia per le nozze omosessuali è stata fatta perché solo agli omosessuali “veri” esse fossero riservate. Buffo, non è vero? Siamo alle indagini poliziesche sulle intenzioni, sulle attività sessuali e sugli avvenimenti in camera da letto: altro che nuovi diritti per tutti. Fino a prova contraria, nessuno chiede a una coppia eterosessuale se decide di sposarsi per i regali di nozze. Il matrimonio come Lgbt comanda invece esige autentici voti d’amore e certificate attività erotiche (non si capisce verificati da chi) e si adombra burbanzosamente per la parodia. Senti chi parla.

 

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