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In Cina il moralismo costa caro

Redazione

La nevrosi anti corruzione abbassa il pil e scoraggia gli investimenti

Fu nel 1705 che Bernard de Mandeville, olandese trapiantato in Inghilterra, scrisse la famosa “Favola delle Api: ovvero, Vizi Privati, Pubbliche Virtù”. Un apologo in versi su un alveare dove un pugno di “cavalieri d’industria, parassiti, mezzani, giocatori, ladri, falsari, maghi, preti, avvocati, medici, farmacisti” viveva nel lusso sfruttando una massa di ingenui lavoratori, e che però era “felice”: “Essendo così ogni ceto pieno di vizi, tuttavia la nazione di per sé godeva di una felice prosperità. Era adulata in pace, temuta in guerra. Stimata presso gli stranieri, essa aveva in mano l’equilibrio di tutti gli altri alveari”. Finché una rivoluzione impose a tutti un’austera onestà, che depresse la domanda e rovinò l’industria. “Le api senza lavoro cominciarono ad abbandonare l’alveare che fu attaccato dai nemici. Le api combatterono valorosamente e vinsero, ma a caro prezzo, con la morte di parecchie migliaia di loro”. Una favola, appunto. Ferocemente provocatoria.

 

Non è però né provocazione né fantasia, ma un autentico “scherzo cinese” della realtà, che nella Repubblica popolare la campagna anti corruzione lanciata da Xi Jinping stia provocando un effetto talmente depressivo nell’economia da poter essere addirittura misurato in termini di riduzione del pil: tra lo 0,6 e l’1,5 per cento in meno, secondo uno studio di Merrill Lynch. Dopo arresti e processi di dirigenti, divenuti pericolosi sia i regali sia l’ostentazione, il mercato dei beni di lusso sta crollando in modo drastico. Per l’80 per cento d’import di vino in meno il risultato può essere un vantaggio per la bilancia dei pagamenti, ma in campo edilizio la compressione della domanda per edifici di lusso si traduce in un danno diretto. E mentre gli hotel a cinque stelle si degradano a quattro, molti analisti ritengono che anche il 5 per cento in meno di investimenti stranieri in Cina potrebbe essere dovuto al fatto che i manager di Pechino hanno il terrore d’intraprendere  quei viaggi all’estero che sono indispensabili per attrarre business, ma che di recente rischiano di attrarre anche sospetti e indagini interne esiziali. E ad alto tasso di moralità anti economica.

 

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