Vladimir Putin (foto Ap)

Se queste sanzioni fanno più male all'Europa che a Putin

Francesco Forte

C’è già la fila per chiedere “compensazioni” a Bruxelles per l’export mancato. Intanto Mosca vende sempre bene il suo gas. Il paese più colpito è la Finlandia, che ora pensa di chiedere all’Unione europea un indennizzo per il danno che sta subendo: il suo export russo occupa il 10 per cento di quello totale.

L’oggetto di questo articolo è “come la Germania ci aiuta a farci male da soli”. L’economia tedesca nel secondo trimestre, secondo fonti del ministero dell’Economia, ha rallentato a causa della ripresa “molto esitante” dell’Eurozona e delle incertezze causate dalla crisi in Ucraina a nel medio oriente. Tuttavia il ministero dell’Economia di Berlino non dice in modo esplicito che sono soprattutto le sanzioni alla Russia ad avere generato questo rallentamento tedesco, sia direttamente sia tramite le ripercussioni sugli altri stati dell’Eurozona. Il danno ovviamente era messo in conto ma “le sanzioni sono necessarie”, disse il ministro dell’Economia Sigmar Gabriel. L’embargo alla Russia danneggia in Germania soprattutto Volkswagen, Siemens, Adidas, Unilever.

 

Il paese più colpito però è la Finlandia, che ora pensa di chiedere all’Unione europea una “compensazione” per il danno che sta subendo: il suo export  russo occupa il 10 per cento di quello totale (mentre la media dell’Eurozona è il 3,8). Per l’export russo dall’Italia il danno diretto è minore perché noi con la Russia abbiamo relazioni particolari e perché l’embargo europeo non riguarda la gran parte del nostro export, soprattutto fatto di made in Italy. Le recenti contro-sanzioni della Russia ci hanno causato un danno limitato, Putin le ha calibrate soprattutto sull’import agroalimentare di ortofrutta, latticini, carni, lasciando fuori vino e liquori.

 

Ma, paradossalmente, le  proteste, con il solito strabismo europeo, cominciano a emergere proprio ora perché la lobby agricola è molto influente. Così i nostri giornali cominciano a considerare il danno di questo embargo avventato e insensato solo ora (danno per qualche centinaio di milioni per i nostri agroalimentari) ignorando quello negli altri settori e soprattutto quello indiretto dovuto al rallentamento tedesco. A chiedere una compensazione all’Ue per l’embargo ci sono la Spagna, che subisce una modesta perdita di export per i suoi ortofrutticoli, e la Grecia, anch’essa preoccupata per l’agroalimentare. 

 

Ho scritto “embargo avventato e insensato” perché mentre esso genera un ostacolo alla ripresa dell’Eurozona, c’è una notizia (passata inosservata) che dimostra che la Russia non subisce alcun danno, almeno per l’export di gas. Infatti l’indice italiano dei prezzi al consumo è diminuito dello 0,1 per cento in luglio su giugno soprattutto perché il prezzo del gas è diminuito del 5,4 per cento nell’indice congiunturale (che misura la dinamica dei prezzi fra un mese e l’altro) e dell’11 per cento nell’indice tendenziale (che  misura i prezzi rispetto allo stesso mese dell’anno prima).

 

La scoperta dello shale gas e di molti giacimenti profondi di gas convenzionale ha generato una diminuzione strutturale mondiale del prezzo del gas che – evidentemente – riguarda anche noi che acquistiamo dalla Russia una quota rilevante di gas e ovviamente, data l’interconnessione dei gasdotti europei, riguarda l’intera Ue che dipende per il 30 per cento da gas russo. Così la Russia ha la valuta per comprare da altri i prodotti soggetti a embargo in Europa, mentre gli agricoltori russi ringraziano Putin perché il contro-embargo russo soddisfa una loro richiesta protezionista, sino a ieri non accolta per rispetto del libero scambio.

 

Intanto la Russia ha stretto accordi importanti con la  Cina per venderle gas e quando i tubi saranno pronti potrà fare una politica dei “due forni” fra Europa e Cina. L’Italia, tramite Eni, è socia della Russia nel gasdotto South Stream, che passa per i Balcani e arriverà a noi attraversando la Grecia. Renzi fa bene a non cedere alla richiesta di non fare questo gasdotto malvisto dall’Ue, che da anni invece sponsorizza quello rivale, il Nabucco, con l’Iran che adesso torna a farsi sotto per riempirlo di gas.

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